Appalti senza fondo

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Dopo “La storia del futuro di Tangentopoli”, su una corruzione che va oltre quella scovata dal pool milanese di “mani pulite”, Ivan Cicconi spazia nell’universo delle grandi opere e degli appalti affidati ai privati, entrando scomodamente nel tema dell’utilizzo di denaro pubblico. Un libro che, al di là del titolo, più che pensare al Cavaliere guarda ai meccanismi contorti che si innescano nella realizzazione delle opere e a quanto queste pesino sul bilancio dello stato, ma soprattutto quale impatto ambientale comportino. Dalla TAV al ponte sullo stretto di Messina, storie di buchi di miliardi di euro che saranno recuperati, forse, solo dopo decine di anni.
L’autore non manca comunque di riferirsi a Berlusconi, soprattutto nel citare la propaganda utilizzata per ottenere il consenso necessario all’avvio delle opere. Rimandi più o meno chiari si trovano anche alla trasmissione Porta a Porta e a quello che è diventato l’ormai celebre “sfoggio delle cartine”

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