24 settembre 2018

Appalti truccati e a Firenze l’auditorium aumenta del 150%

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di Luca Del Fra

A governare gli appalti per i teatri italiani non sono le regole ma la legge del 150%. È la percentuale di lievitazione dei costi dei cantieri: è andata così al Petruzzelli di Bari (156%) e la storia si sta ripetendo per il cosiddetto nuovo auditorium di Firenze. In realtà si tratta di una città della musica che comprende anche il nuovo teatro del Maggio musicale e dove commissario è Elisabetta Fabbri, sollevata due giorni fa dal ministro Bondi dall’analogo incarico per i nuovi Uffizi. All’indomani dell’assegnazione nel dicembre 2007 l’appalto per la città della musica, che gode delle famigerate deroghe per i grandi eventi, è definito «banditesco» da Vincenzo De Nardo, che ne parla con Marco Casamonti in varie telefonate intercettate. I due hanno appena perso la gara per il complesso, che ha premiato il progetto dell’architetto Desideri presentato con la ditta Sac di Emiliano Cerasi. De Nardo (25.01.08) precisa a Casamonti che dietro l’esito della gara ci sarebbe «Rutelli», manifestando (12.01.08) anche altri dubbi: «Salvo Nastasi non t’ha dato una mano (…) perché è amico intimo del Cerasi» (allora direttore generale dello Spettacolo dal vivo, oggi anche capogabinetto di Bondi, Nastasi era presidente della commissione aggiudicatrice dell’appalto). Occorre sottolineare che queste esternazioni non sono né smentite né confermate nelle altre carte dell’inchiesta fiorentina tra quelle finora emerse. C’è però dell’altro: a innervosire più di tutto De Nardo e Casamonti è l’inadeguatezza del progetto vincitore: «Non hanno fatto un teatro dell’opera, hanno fatto una multisala cinematografica. Il nostro e il vostro sono sale dell’opera alte 20 metri come la Scala, la loro è alta 12, l’è la metà, l’auditorium non è un auditorium, è un piccolo teatro. Non può funzionare», insiste Casamonti (12.01 .08). Bisogna considerare che la Sac si è aggiudicata l’appalto grazie a un altissimo punteggio per la qualità tecnica del progetto, criterio che lascia ampi spazi discrezionali – gli altri più oggettivi erano la tempistica e i costi.

Alla fine secondo De Nardo: «Costerà 150 milioni di euro e modificheranno tutto il progetto – anche andando oltre le regole, dice nella stessa telefonata a un incredulo Casamonti, spiegandogli – Troppo giovane tu sei: vedrai quando arrivano lì c’è l’acqua, è troppo basso, sì l’acustica, i vigili del fuoco hanno ordinato di farlo più alto, oppure l’ASL, la curva di visibilità… e lo stato paga». Le cose sono andate proprio così: l’appalto per la città della musica aggiudicato intorno a 100 milioni di euro veleggia ora verso i 160 milioni di euro a cantiere ancora aperto: un incremento di costo inaudito considerando che il progetto era risultato vincente per uno strabiliante punteggio di qualità. Tutti poi sembrano essere al corrente delle magagne prima ancora dell’apertura del cantiere: è quanto emerge da una telefonata del 29 gennaio 2009, quando in occasione della cerimonia ufficiale della posa della prima pietra Nastasi ordina per telefono a Fabio De Santis – divenuto nel frattempo provveditore alle opere pubbliche della Toscana– «Mi raccomando che non esca questa storia che ci vogliono altri soldi da parte dei Beni Culturali eh? Succede un inferno! (…) No, perché voi andate a ruota libera, tipo Petruzzelli, quindi non diciamo nie( nte). Se qualcuno chiede, sono disponibili 100 e rotti milioni di euro per il primo stralcio. Lo sa anche Giambrone, non si parla di altri fondi» (Francesco Giambrone, sovrintendente del Maggio fiorentino). Tant’è che (25.05.09) Nastasi per Firenze chiede il permesso ad Angelo Balducci di proporre a «Guido» Bertolaso l’architetto «Elisabetta Fabbri, perchè è donna, perchè risponde, è sveglia, è fuori dai giri nostri, è una brava professionista, non ha mai tradito in nessun senso, ascolta le cose che gli si dicono». Balducci esulta: «Bravo! Bravissimo! Stra-d’accordo!». Sperimentata nei cantieri del Petruzzelli, commissario Balducci vicecommissario Nastasi, e del San Carlo, Fabbri arriva a Firenze come persona di “fiducia” per la città della musica e con fulminante accelerazione diviene commissario anche per la stazione Leopolda e i Nuovi Uffizi. A lasciare perplessi, oltre la prassi assai disinvolta, resta un progetto tanto problematico per un nuovo teatro, nato per sostituire il comunale di Firenze dismesso per insormontabili problemi di acustica e che vedi caso assomiglia a un cinema. Speriamo la storia non si ripeta.

Fonte Unità

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