Ansaldo-Breda pagherà le famiglie dei dipendenti deceduti per “sospetta esposizione” all’amianto

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Anche la morte ha un prezzo. Lo dimostra l’accordo raggiunto da AnsaldoBreda e i rappresentanti sindacali Cgil, Cisl e Uil per il risarcimento delle famiglie dei dipendenti deceduti, tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’90, per “sospetta esposizione” all’amianto, avvenuta nei capannoni dell’azienda produttrice di metropolitane, treni e autobus. Verranno distribuiti circa tre milioni di euro fra le famiglie di 34 dipendenti ormai morti. Una bella notizia? In parte sicuramente sì, ma basta una “multa” in casi del genere? Non è ancora il momento di dare una risposta, perchè la situazione non è giunta a conclusione. Infatti, è ancora in corso il processo Breda 1, che vede implicati cinque ex dirigenti dell’azienda, accusati di omicidio colposo plurimo e 17 famiglie costituitesi parte civile. Oltre al Breda 1, gli uffici giudiziari pistoiesi hanno ancora otto fascicoli aperti, per un totale di circa 160 morti sospette. Vengono i brividi.
L’accordo, comunque, è il primo di questo tipo in Italia, in quanto gli effetti vengono estesi anche ai casi coperti da prescrizione. I segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil hanno parlato di “accordo di straordinaria importanza, il cui valore politico è elevato dal fatto che così si crea una griglia di riferimento per i casi successivi”. Molto politico l’atteggiamento del direttore delle risorse umane dell’azienda, Carlo Cremona. “AnsaldoBreda e Pistoia sono strettamente unite – ha detto – e dovevamo mantenere positivo il rapporto fra azienda e territorio, rispondere alle aspettative delle famiglie e mantenere inalterati i rapporti con la città”. Un suggerimento: ma pensarci prima?

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