Anna Marson, l'assessore che non ti aspetti

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di Gianni Belloni per Carta

Ce la ricordiamo ai convegni della rete del nuovo municipio o agli incontri promossi da Carta Estnord e dei comitati veneti. Da qualche mese Anna Marson, docente di urbanistica allo Iuav di Venezia, è assessore regionale all’urbanistica della regione Toscana. Nominata come indipendente dell’Italia dei valori in poco tempo ha sorpreso molti [il ciclone Marson ha titolato un giornale mainstream], irritato più di qualcuno e acceso tante speranze sulla possibilità di una politica di cura e tutela del territorio. L’abbiamo incontrata e volentieri ha concesso questa intervista a Carta.

Trattare il territorio come il gioco dei monopoli, con l’obiettivo di piazzare nuovi edifici sembra sia diventato sempre di più, anche a sinistra, senso comune. Cosa ne pensi dal tuo osservatorio?

Il passaggio dalla provincia di Venezia alla regione Toscana per chi si occupa di pianificazione è come passare dalla guida di un’utilitaria a un’auto di lusso. L’impressione è che questa auto di lusso negli ultimi anni non abbia fatto tutti i tagliandi, ma è indubbiamente una macchina di governo diversa. Qui il metodo della contrattazione negoziata, quello generalmente in voga- dove l’eccezione, lo scambio tra privato e amministrazione pubblica per edificare al di fuori della pianificazione in cambio di un po’ di servizi pubblici, diviene la regola – è stato moderato da un sistema diverso, tipico della Regione Toscana, che è quello della concertazione sociale allargata – il dialogo tra i grandi soggetti sociali e imprenditoriali del territorio – metodo che ha senz’altro bisogno di essere ripensato e innovato, ma che indubbiamente ha stemperato gli effetti deleteri della contrattazione negoziata.

Nei tuoi interventi hai manifestato la preoccupazione di «recuperare la voce dei soggetti deboli». Come dare peso a queste voci?

La Regione Toscana negli ultimi anni ha introdotto alcune novità. La legge sul territorio del 2005 prevede un garante della comunicazione e quindi dell’informazione ai cittadini, e, dal 2007, c’è una legge dedicata alla partecipazione che introduce alcuni principi importanti stabilendo che la partecipazione dev’essere il metodo ordinario delle politiche pubbliche promosse dalla regione. Nei procedimenti legati all’approvazione di strumenti di pianificazione questi due istituti – informazione e partecipazione – oggi non vengono impiegati in modo del tutto soddisfacente. Però gli strumenti per coinvolgere al meglio cittadini e associazioni attive sul territorio esistono. Quello che sto cercando di fare è di aprire all’ascolto di queste istanze, giungendo a risposte abbastanza tempestive nel merito grazie a dispositivi che permettano ai cittadini di intervenire in modo strutturato. Col garante della comunicazione stiamo lavorando all’identificazione di procedure che rispetto alla realtà odierna rappresenterebbero una grossa innovazione. C’è da sottolineare che la legge regionale sul governo del territorio è molto complicata, anche per i tecnici. Uno dei miei obiettivi è quello di semplificarla per renderla comprensibile a chiunque – associazione, comitato o cittadino – abbia necessità di interagire con i procedimenti urbanistici e avere delle garanzie più solide circa la risposta alle istanze esposte.

Il tema della semplificazione è molto importante, per evitare che l’urbanistica sia percepita come una materia tecnica e non un campo politico. Questo passaggio per quanto riguarda l’acqua è riuscito, non altrettanto, ad esempio, riguardo al consumo di suolo. Che ne pensi?

Ritengo importante attrezzarsi per il monitoraggio del consumo di suolo perché il fenomeno appaia nel sue dimensioni ed avere misurazioni efficaci ed effettive. Per quanto riguarda i piani già approvati è difficile tornare indietro, ma per i nuovi piani il mio obiettivo è mettere in piedi dei sistemi di convenienze per cui sia meno conveniente dal punto di vista economico urbanizzare nuovi suoli agricoli rispetto al consumare suoli già urbanizzati, il contrario di quanto non sia oggi. Quando si costruisce in area agricola, le imprese serie subiscono una fortissima concorrenza da parte di imprese improvvisate che propongono ribassi incredibili, cosa che non possono fare quando si tratta di lavori di qualità, di ristrutturazione o inserimento in contesti urbani.

II sindaco di Rio Marina, dopo la sospensiva su alcune previsioni edificatorie del comune da parte della regione, ha esclamato: «Siamo il Comune dove si è costruito meno all’Elba. Avremo pur il diritto di ritagliarci anche noi il nostro sviluppo». Come rispondi?

La cosa che mi ha colpito di più in questo caso è l’idea strumentale che costruire nuove case, nel contesto dell’Elba, serva ad avere più residenti così come costruire nuovi insediamenti produttivi possa servire ad avviare nuove attività produttive. Per fortuna non tutti la pensano così: il presidente della regione ha lanciato l’idea di attrarre nuove imprese in Toscana con un ufficio apposito. Come primo passo è stata avviata la ricognizione delle aree già disponibili e individuando quelle, numerose, con una saturazione bassa e spazi sufficienti. Il problema sono i prezzi attesi dai proprietari delle aree già urbanizzate. Sarebbe bene che con il federalismo fiscale si prevedesse la possibilità di usare strumenti, da parte delle regioni, per ricondurre i prezzi al giusto livello di mercato attraverso una tassazione degli incrementi di valore delle aree rispetto al costo medio. Sottolineo: è un provvedimento pensato da Giolitti, non da Stalin, come si potrebbe pensare.

Da questo punto di vista, la cultura degli amministratori sta cambiando?

Dopo la mia nomina, ho conosciuto una serie di sindaci, soprattutto dove ci sono state situazioni più problematiche o conflittuali, con una consapevolezza diversa, più innovativa e avanzata, di come le caratteristiche e le vocazioni dei territori debbano in qualche modo guidare lo sviluppo economico. Penso al sindaco di Portoferraio, all’isola d’Elba, che riducendo le previsioni di espansione edilizia ha visto arrivare investimenti alberghieri di qualità. La realtà di Portoferraio, da questo punto di vista è interessante, ci sono una serie di imprenditori agricoli che hanno investito nella produzione vitivinicola poi usata dagli albergatori, una filiera corta di qualità. Poi c’è Montespertoli dove il sindaco mi raccontava che appena sono state riviste al ribasso la previsioni edilizie sono arrivati nuovi imprenditori interessati all’agriturismo e all’alberghiero riutilizzando i manufatti esistenti. Rispetto all’omologazione imperante, sono segnali importanti.

Sei subito stata percepita come una donna vicina ai movimenti e alle istanze della società civile. Come vivi nei corridoi della politica istituzionale?

Sono convinta che la società civile, che non si sente rappresentata dai partiti e dagli attuali sistemi decisionali, chiede a ragione di essere più sistematicamente considerata. Una consapevolezza in base alla quale cerco di «agire» in un contesto dove si accetta che le istituzioni siano permeate da partiti spesso meno rappresentativi rispetto alle forme migliori di cittadinanza attiva. Sono convinta che occorra una forte innovazione.

0 Comments

  1. Ambrogio

    Bella sfida. Oggi la spirale micidiale da cui occorre trovare via d’uscita è ben espressa con la frase: “…. l’eccezione, lo scambio tra privato e amministrazione pubblica per edificare al di fuori della pianificazione in cambio di un po’ di servizi pubblici, diviene la regola”. Purtroppo su questo aspetto vedo da noi, in Emilia, troppe convergenze “trasversali”.

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