Anche le mucche protestano in difesa della Centrale del latte

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Anche le mucche in corteo per protestare contro la privatizzazione della Centrale del latte. Hanno manifestato così gli allevatori toscani, con le loro “compagne di lavoro”. Una manifestazione pacifica e folcloristica quella che ha attraversato il centro storico e turistico di Firenze: da Piazza San Giovanni fino a Ponte Vecchio. Sorpresi, cittadini e turisti, hanno però accettato di buon grado bicchieri e cartocci di latte, distribuiti gratuitamente dagli stessi allevatori. Il motivo? Se le istituzioni non danno ascolto alle loro proteste e preoccupazioni, allora è giunto il momento di coinvolgere le persone, per rafforzare i già solidi legami tra i consumatori ed i produttori di latte toscano.
Il Comune, ‘ è colpevole – hanno spiegato gli allevatori – di aver messo all’asta la Mukki latte non perché é un’azienda in perdita o perché reca aggravio al bilancio comunale, ma perché è il municipio stesso che ha bisogno di fare cassa’. Non si può negare che la Centrale del latte sia un simbolo non solo dell’economia della regione, ma anche della qualità e della genuinità delle produzioni, di una storia e di una cultura. Cose che, si teme, possano scomparire con la cessione dello stabilimento.
Le multinazionali dell’agro-business, come la Parmalat, non convincono ne gli allevatori né i dipendenti della Mukki. Le garanzie per i posti di lavoro e il mantenimento del patrimonio di esperienza e di qualità della Centrale del latte sono le questioni che preoccupano di più. Punti “caldi”, sui quali è intervenuto anche Fabio Roggiolani, capogruppo dei Verdi e presidente della Commissione Agricoltura del Consiglio regionale. “Le multinazionali – ha detto Roggiolani – hanno arrecato un danno gravissimo all’allevamento da latte nel nostro paese’ con l’introduzione del finto fresco e del microfiltrato. Per evitare di distruggere uno dei pilastri dell’immagine dell’agricoltura italiana, é necessario il rilancio della Centrale ‘come azienda che commercializza prodotti toscani e di qualità’. Per questo, secondo il capogruppo dei Verdi, occorre che all’uscita dei Comuni dalla compagine sociale corrisponda una presenza pubblica della Regione Toscana e della Provincia di Firenze, accanto agli allevatori ed alle organizzazioni degli agricoltori, in modo che si punti alla valorizzazione della filiera del latte fresco ‘vero’. Per Alessio Papini, dei Verdi, visto il fallimento del bando di gara, si potrebbe anche “ripartire da zero con la privatizzazione, magari senza escludere l’ipotesi dell’azionariato popolare”.
La Flai-Cgil, invece, ha posto l’indice sul rispetto dell’accordo stipulato tra le organizzazioni sindacali e la proprietà pubblica, che potrebbe in parte sanare l’attuale situazione di precarietà. In primis, ‘deve essere realizzato nei tempi previsti- ha spiegato il sindacato – il nuovo stabilimento e devono essere mantenuti e potenziati i marchi della nuova Centrale del latte. E’ poi necessario rilanciare l’idea di una filiera lattiero-casearia nell’ambito di una più generale filiera agro-alimentare di qualità che si avvalga di partners pubblici e privati’.
La questione rimane per ora aperta, mentre in consiglio comunale continua la pioggia di mozioni e controproposte, che vanno da destra a sinistra come proiettili impazziti.

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