Alunni stranieri a scuola

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dello scambio di opinioni, della ricerca di consenso sul proprio sentire, sono attività non solo legittime ma anche preziose. Purché però tengano presenti almeno due elementi come vincoli e indicatori di direzione: la Costituzione da un lato, come elemento dirimente, e il piano scientifico dall’altro come elemento di conoscenza della realtà.

Tutti e due sono apparsi trascurati in modi diversi, il secondo spesso assente nei dibattiti a cui abbiamo potuto assistere in questi giorni.

La presenza degli alunni stranieri nella scuola è un fenomeno la cui entità viene enfatizzata a seconda delle intenzioni argomentative, diversamente distribuita nel nostro paese, diversamente percepita come problematica a seconda di come venga più o meno governata. Converrebbe perciò attenersi ai numeri (in Italia gli alunni stranieri presenti1 sono il 5,6%- fonte MIUR 2007) e studiare le diverse esperienze. Noi conosciamo quella di Firenze ( 3.284 alunni stranieri nelle scuole del Comune, fonte Direzione Istruzione 2007): dal 2000 il Comune di Firenze ha organizzato tre poli di servizi alle scuole per sostenerle nell’accoglienza degli alunni stranieri: laboratori di sostegno all’acquisizione della lingua italiana come lingua seconda, per alunni regolarmente iscritti e frequentanti la scuola pubblica insieme ai loro compagni italofoni, laboratori gestiti da docenti facilitatori con competenze specifiche nell’insegnamento della L2, mediazione linguistico-culturale, percorsi plurilingui e pluriculturali per le classi delle primarie e delle secondarie di primo grado, traduzioni di modulistica, percorsi di formazione per e con gli insegnanti delle scuole, produzione di materiali didattici. E’ la Rete dei Centri di Alfabetizzazione, collocata nei tre quartieri della città a più forte immigrazione, che, con un protocollo con l’Ufficio Scolastico Provinciale, entra nei piani dell’offerta formativa della scuole ed è monitorata da un comitato di cui fanno parte i dirigenti scolastici, l’Assessorato alla Pubblica istruzione del Comune di Firenze, le risorse competenti del territorio che gestiscono i Centri, e i quartieri stessi. A Firenze, nelle scuole, non ci sono liste di attesa di minori in età di obbligo scolastico e l’evasione è praticamente inesistente. Non ci sono scuole ghetto né fughe difensive da un quartiere all’altro. Questo prova che un fenomeno, anche complesso, se è governato non diventa un problema. E governare i cambiamenti del nostro paese e delle nostre città, e non far credere che i cambiamenti della storia e delle epoche possano essere fermati da proclami di sceriffi, è appunto la sfida per chi governa, ciò su cui li misureremo.

Questa di Firenze è un’esperienza per alcuni aspetti ( l’organicità degli interventi, la presenza dell’ente locale, il raccordo interistituzionale, gli esiti) unica nel panorama italiano. Ci dispiace che non sia stata nemmeno citata, potrebbe essere utile leggerla, anche con occhio critico, per indicarne i possibili miglioramenti.

C’è poi il piano scientifico che riguarda tempi e modi dell’apprendimento in generale e delle lingue in particolare. IL Consiglio d’Europa descrive tappe e condizioni di questo percorso2. Non è possibile e non è richiesto essere tutti esperti di linguistica, ma le opinioni a cui si dà parola dovrebbero essere almeno minimamente al corrente delle conoscenze scientifiche a questo riguardo, del dibattito in corso, degli studi a disposizione (per esempio degli studi che dimostrano che l’input linguistico che viene dato dai pari italofoni è essenziale e non sostituibile da alcun intervento fuori da questo contesto). Perchè avallare l’idea che poiché parliamo una lingua ( e non indaghiamo come, a quale livello di competenza) siamo esperti di linguistica? Non ci atteggeremmo a matematici perchè conosciamo le tabelline, né ad astrofisici perchè conosciamo il nome di qualche pianeta.

La conoscenza dei meccanismi di apprendimento, le neuroscienze ad essa collegate, la pragmatica della comunicazione, la glottodidattica sono forse note e diffuse largamente nell’opinione comune? Ci piacerebbe che così fosse, che le opinioni espresse, pur nel ventaglio legittimo di diverse valutazioni, fossero sostenute da questa competenza, ma così non ci è sembrato di vedere nei molti interventi di questi giorni. A volte addirittura traspariva come un fastidio nei confronti di chi provava ad introdurre elementi scientifici nel dibattito, anche solo dal punto di vista lessicale. Anche questa valorizzazione dell’ignoranza ci è parsa non solo ingiusta ma preoccupante, pericolosa.

Chiediamo, al mondo dell’informazione nel suo complesso, un’attenzione puntuale sia nel riferire su argomenti, sia nell’organizzare dibattiti; chiediamo di tenere presenti, anche come correttezza di informazione, gli elementi conoscitivi e scientifici di ciò di cui si parla. Crediamo che questo modo, più che alimentare paure irrazionali, sia utile a far crescere una cultura del confronto che non sia alimentata solo da stereotipi e banalità.

Grazia Bellini coordinatrice didattica Centro Giufà

Chiara Nesticò docente facilitatore centro Giufà

Francesca Sarcoli docente facilitatore centro Giufà e Gandhi

Niccolò Budini Gattai docente facilitatore centro Giufà

Anna Arnisi docente facilitatore centro Giufà

Tonine Pllumbi mediatrice e docente facilitatore centro Giufà

Chiara Baldi docente facilitatore centro Giufà

Rossella Badii docente facilitatore centro Giufà

Maurizio Sarcoli docente facilitatore centro Giufà e Gandhi

Giulia Sardelli docente facilitatore centro Giufà

Diana Pedol docente facilitatore centro Giufà

Alice Cazzagon coordinatrice tecnica centro Giufà

Carla Pastacaldi coord.didattica Centro Ulysse

Gianna Gentile coord. tecnico-organizzativo Centro Ulysse

Francesca Calcinai docente facilitatore centro Ulysse

Cristiano Bartolini docente facilitatore centro Ulysse

Stefania Ceni docente facilitatore centro Ulysse

Gaia Castagnoli docente facilitatore centro Ulysse

Valentina Martelli docente facilitatore centro Ulysse

Geraldine Monzani docente facilitatore centro Ulysse

Serena Neri docente facilitatore centro Ulysse

Pamela Magini docente facilitatore centro Ulysse

Lisa Baldini docente facilitatore centro Ulysse

Fulvia Pali docente facilitatore centro Ulysse

Francesca Pieralli docente facilitatore centro Ulysse

Tommaso Randazzo docente facilitatore centro Ulysse

Katia Raspollini docente facilitatore centro Ulysse

Caterina Bertelli coordinatrice didattica centro Gandhi

Angela Fenara docente facilitatore centro Gandhi

Angela Manetti vice coordinamento tecnico e docente facilitatore centro Gandhi

Cecilia Frosoni docente facilitatore centro Gandhi

Olga Florea mediatore Olga Florea mediatore

Chiara Ricciarelli docente facilitatore centro Gandhi

Daklea Nishani docente facilitatore centro Gandhi

Elisabetta Pajerin docente facilitatore centro Gandhi

Eva Pavone docente facilitatore centro Gandhi

Francesca Bensi docente facilitatore centro Gandhi

Francesca Manuelli docente facilitatore centro Gandhi

Francesca Terenzi docente facilitatore centro Gandhi

Gabriela sole mediatore centro Gandhi

Giovanna Braschi docente facilitatore centro Gandhi

Luca Rasori docente facilitatore centro Gandhi

Samira Brahiti mediatore centro Gandhi

Margherita Polizio docente facilitatore centro Gandhi

Lao san mediatore centro Gandhi

Natalia Zaychenko centro Gandhi

Mariangela Scaringella docente facilitatore centro Gandhi

Niccolò Margara docente facilitatore centro Gandhi

Stefania Tidda docente facilitatore centro Gandhi

Ilaria Raspanti coordinatore tecnico centro Gandhi

Firenze, 06-11-2008

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