Altro che supermercato!

image_pdfimage_print

Immaginate un supermercato dove invece di girare freneticamente tra alti scaffali, si passeggia in corridoi aperti tra vasche orizzontali circondate da spezie, dove si può comprare la frutta biologica e il caffè equo e solidale, ma anche un’auto a idrogeno o un impianto fotovoltaico, dove si vedono filmati informativi sui prodotti e sulle campagne che sostengono, dove si può accedere al microcredito o prenotare una vacanza responsabile.
È l’ambizioso obiettivo del Progetto Arcobaleno, che raggruppa 12 tra associazioni e cooperative coordinate da Banca Etica: aprire un centro commerciale etico a Milano. Lo scopo è quello di favorire l’abbattimento dei prezzi, sia stimolando il baratto che creando spazi di vendita di materiale riciclato o invenduto a prezzi popolari.
“I prodotti etici hanno spesso un prezzo proibitivo – ci dice Massimo Renno, amministratore delle Botteghe della Solidarietà, consorzio capofila del Progetto Arcobaleno – la nostra scommessa è di invertire questa tendenza. Per questo abbiamo pensato allo spazio del baratto e del riciclaggio, ad offrire a prezzi politici la merce invenduta vicina alla scadenza. Per dare la possibilità ad una fascia più ampia di consumatori di acquistare prodotti di alta qualità. La scommessa è far sì che questo favorisca l’abbattimento dei prezzi, che la modalità distributiva diventi a vantaggio del consumatore.”
Quello che nascerà a Milano tra qualche mese non sarà solo un supermercato, ci saranno anche un centro di finanza etica e microcredito, agenzie di turismo responsabile, spazi informativi sulle scelte etiche del centro commerciale. “Chi vuol comprare dell’insalata e viene nel nostro centro commerciale – spiega ancora Massimo Renno – può darsi che trovi la possibilità di andarsela a raccogliere in un agriturismo biologico.” Un modo per far riscoprire la storia, il gusto e la sensibilità delle merci, senza ricorrere a strategie aggressive e ingannevoli, nel massimo rispetto dei clienti, “perché la vita della gente non merita il sotto costo”.
Il progetto è ancora in fase di analisi e studio: da due anni le associazioni stanno lavorando per decidere spazi e servizi da offrire al consumatore e sono ancora caute sulla data di apertura: “Abbiamo ricevuto molte offerte di spazi, e teoricamente potremmo aprire anche tra un mese, ma preferiamo che il progetto sia più maturo. Non vogliamo essere semplicemente una proposta in più per il mercato, crediamo valga la pena aspettare qualche mese, perché il progetto è ambizioso e non è facile.”
La sfida per il settore etico è quella di raggiungere sempre più cittadini e uscire dall’ambito di nicchia in cui si è sviluppato negli ultimi dieci anni. Per fare questo bisogna far scendere i prezzi e quindi aumentare la domanda, facendo sì che “l’acquisto diventi un’esperienza”, formativa e informativa. E per questo obiettivo bisogna innanzitutto lavorare sull’offerta, renderla più competitiva: “La nostra offerta deve rispondere a dei requisiti precisi – dice Massimo Renno – deve esserci una relazione forte tra il valore d’uso percepito del prodotto e i valori etici che questo contiene, che sono quelli che il consumatore sente dentro di sé. Sta qui l’anello debole della catena. Come dire che il cliente finora ci ha voluto più bene rispetto a quello che noi proponevamo.”
È quindi arrivato il momento di fare un passo avanti nella direzione di una diffusione più ampia e trasversale dei prodotti etici. “È questa la sfida – conclude Renno – Banca Etica per esempio ce l’ha fatta, è lo stesso sogno.”

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *