Altri 4 anni di Crociate

image_pdfimage_print

George Bush è stato rieletto Presidente degli Stati Uniti per altri quattro anni. Si è trattato di un successo largo e indiscutibile.
Ha vinto l’America dello scontro di civiltà. 100mila morti in Iraq, senza contare l’Afghanistan, e la moltiplicazione dell’efficienza distruttiva e mediatica del terrorismo internazionale. E’ sfuggita dalle labbra dell’ambasciatore inglese a Roma, dunque non sospettabile di antiamericanismo, la considerazione di Bush come migliore reclutatore di Al Qaeda al mondo. In verità Bush ha avuto bisogno di Osama Bin Laden, come lo sceicco del terrore ha avuto bisogno del presidente crociato.
Bush ne ha avuto bisogno per nascondere nella cortina di fumo della difesa della civiltà occidentale la crisi economica, la disoccupazione mai così alta dal 1929, l’anno del crollo di Wall Street, la crescita della povertà e della mortalità infantile, come si trattasse di un Paese del Terzo Mondo, l’aumento preoccupante dei fallimenti, anche tra la classe media, il deficit pauroso del bilancio federale, l’indebitamento tra i più gravi al mondo.
L’America è in una fase di declino economico. E’ ormai un Paese che consuma più di quanto produca. Ma le risposte di Bush saranno la diminuzione delle tasse ai ricchi e i tagli drastici all’assistenza sanitaria e ai servizi sociali per i meno abbienti.
Nonostante ciò il Presidente conservatore può contare su un consenso elettorale che lo accomuna ai migliori Presidenti democratici di un Paese così pieno di contrasti.
Non sono serviti a sconfiggerlo i reticolati di Guantanamo, la vergogna di Abu Ghraib, l’uso sistematico della tortura, il Patriot Act, i tribunali militari speciali segreti, nemmeno i morti americani di una guerra preventiva, illegale, inutile e preparata con le menzogne.
Certo ha influito la paura dell’invulnerabilità minacciata, ed Osama Bin Laden è opportunamente apparso, molto probabilmente da un luogo ben protetto, nell’immediata vigilia delle elezioni ad evocare il terrore di quell’11 settembre che ha trascinato l’America, unica potenza imperiale gravemente offesa, con sé in un prima preilluministico, irrazionale. In questo senso il terrorismo ha facilmente vinto.
E’ riemersa dai cimiteri della storia la crociata cristiana del presidente inviato dalla divina provvidenza per contrastare il fondamentalismo islamico. La negazione del progresso storico si salda con gli interessi speculativi dei petrolieri del Texas e gli affari sporchi di sangue delle solite società implicate a vario titolo nell’economia di guerra e che nella sola settimana precedente alle elezioni, mentre la crisi falcidia i redditi popolari, hanno avuto elargiti 786 milioni di dollari. Sommando i 77 nuovi programmi di armamento che Washington ha approvato pochi giorni prima delle urne si arriva alla cifra di 1300 miliardi di dollari, la più grossa spesa per armi dai tempi della guerra fredda di Reagan.
Si è imposta, nella democrazia malata, una maggioranza formata da un’umanità frustrata che compensa con l’immagine del capo guerriero e santo l’umiliazione di non contare e di arrivare stentatamente alla fine del mese, insieme a una massa rurale conservatrice, nazionalista, egoista e bigotta. E’ il popolo di Bush.
Ed è il popolo della nuova destra, raccolto da un’informazione irreggimentata, e fanatizzata contro l’orda degli omosessuali, dei “liberal”, dei depravati degli anticristi. E’ la nuova ideologia regressiva che tanto affascina, anche grazie alla forza attrattiva americana, in casa nostra l’elettorato polista, ma a cui i democratici statunitensi come la nostra sinistra debole e timida non hanno saputo opporre altro che il convincimento tattico e inconcludente di un fantomatico centro moderato che esiste solo nelle loro ipotesi da salotto.
E’ la proposta di un modello mondiale neoliberista e reazionario per cui si difenda la terribile ingiustizia planetaria di due terzi della popolazione mondiale oppressa e si perpetui con la vaga promessa di poche briciole che cadano dalla tavola dei pochi convitati ricchi; una proposta intrisa di mistica medievalista che propugna la controrivoluzione sanfedista.
Nasce e cresce ben all’interno dei confini occidentali, dalla Nazione guida, propagandosi nei Paesi supinamente alleati, la vera, la grande, l’unica minaccia alla nostra civiltà. Fulvio Turtulici

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *