Altre scuole possibili. La classe senza cattedra

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Settembre, suona la campanella nelle scuole e anche alle Piagge comincia un nuovo anno, il secondo, della scuola informale per adulti.
è lunedì sera e al Centro sociale il Pozzo, tra i saluti di chi si ritrova
dopo un po’ di tempo, si riuniscono intorno ad un tavolo, coperto da
quaderni, vocabolari e testi della costituzione italiana, una dozzina di

persone. Alunni ed insegnanti, gli uni a fianco agli altri, non svelano il
proprio ruolo, perché proprio questo è lo spirito della scuola: mettere in
comune delle conoscenze e trasmettere saperi in uno scambio orizzontale
e reciproco.
L’esperienza, che lo scorso anno ha riscosso un gran successo, riunendo
circa venti persone, nasce proprio da un’esigenza partita dalla comunità
delle Piagge. Tra le tante iniziative del centro veniva spesso ripetuta
una domanda: “e per noi non fate nulla?”. Questo l’interrogativo di un
gruppo di persone che, per diversi motivi, si sono trovate a dover interrompere

gli studi abbastanza presto e che a distanza di anni sentivano
l’esigenza di migliorare la propria cultura. Questo l’interrogativo che
esce timido ma deciso dalla bocca di Maria, che per prima l’ha pronunciato
e che ricorda: “Spesso non riesco a tirare fuori quello che ho dentro,
soprattutto se devo parlare di me c’è qualcosa che mi blocca e ho sempre
paura di non sapermi esprimere. Anche in classe spesso restavo in silenzio,
ma ora le cose stanno cominciando a cambiare”
Intorno a quel tavolo è palpabile l’entusiasmo dei partecipanti. Stretti
nei loro cappotti, non negano un sorriso, mentre si raccontano e spiegano
i motivi che li hanno spinti di nuovo “sui banchi”. “Sono cresciuta in
mezzo a tanta gente e conoscere nuove persone e stare insieme mi fa stare
bene” così Valeria sottolinea l’importanza della socializzazione, mentre
Pina, sistemandosi gli occhiali, dice “davanti a una lettera ufficiale da
scrivere ho sempre un po’ timore” e, d’accordo col marito, che ha dovuto
lasciare la scuola bambino per lavorare, e altri, tra cui Filomena, che ha un pessimo ricordo della pluriclasse frequentata nell’infanzia, afferma il piacere di potersi finalmente concedere di coltivare una passione per lo studio, cui si era stati costretti a rinunciare. Gianna, invece, rivendica ad alta voce l’utilità di acquisire conoscenze importanti per difendere i propri diritti. Forte è il risvolto umano di questa esperienza, in cui la caratteristica è ascoltare gli altri, arricchirsi reciprocamente dei bagagli di vita che ciascuno porta con sé e sentirsi forti del parere e dell’appoggio di un gruppo di fronte ai problemi quotidiani, che spesso diventano argomento di discussione e dialogo nella “classe”. Infatti, anche i temi affrontati, che vanno dall’etimologia delle parole all’approccio con l’informazione, sono proposti e approvati di volta in volta dagli studenti stessi. Così Beppina, insegnante di professione, con una grande dolcezza, dice: “Sto imparando pian piano a decostruirmi, a cambiare il mio modo di pensare, e ad aprirmi all’ascolto degli altri del gruppo”. Gruppo affiatato quanto eterogeneo, legato, oltre che dalla curiosità che anima gli occhi di tutti, dall’appartenenza alla comunità delle Piagge, formato da persone provenienti da diverse realtà, per lo più dal sud d’Italia, ma spesso con esperienze di spostamenti, anche all’estero, alle spalle. Proseguono altri progetti similari al Centro sociale Il Pozzo, come la scuola di alfabetizzazione di base per adulti e quella di italiano per stranieri, oltre alla scuola informale, che niente meglio delle parole di Gianni, coordinatore che gli altri scherzosamente chiamano “rettore”, può descrivere, quando, pieno di entusiasmo, ci tiene a sottolineare come fondamento di queste riunioni settimanali sia il fatto che “ciascuno, nessuno escluso, porta il suo!”

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