Alternative per l’acqua

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Problemi globali, soluzioni locali. Il famoso slogan dei no global ha forse trovato una via per la sua attuazione, almeno in Toscana. Dal Forum alternativo mondiale dell’acqua, svoltosi lo scorso 20 e 21 marzo a Firenze, è emersa la volontà forte di un dialogo fra enti locali e cittadini. L’impegno preso da Claudio Martini, presidente della Toscana, per l’organizzazione di un “seminario di riflessione sulla gestione dei servizi idrici fra la giunta e gli organizzatori del Forum alternativo mondiale dell’acqua” dimostra la necessità di trovare una piattaforma comune per creare politiche idriche basate sul principio di “acqua bene comune”.
Una decisione influenzata, almeno in parte, dalle critiche al processo di cogestione pubblica-privata delle risorse idriche, come quelle sollevate nel corso del meeting fiorentino da Roberto Renai, consigliere comunale di Piancastagnaio (Siena): “Non auguro a nessuno il cosiddetto ‘modello toscano’ “, ha dichiarato il consigliere, descrivendo il “mal funzionamento” dell’Autorita d’ambito territoriale ottimale 6. L’Aato 6, che comprende le province di Grosseto e Siena, è la più vasta di tutta la regione e, pur essendo scarsamente antropizzata, l’emergenza idrica resta grave. “Ma il piano di investimenti – ha sottolineato Renai – è in realtà un piano politico. Punta solo ad accreditarsi nei confronti dei poteri forti e delle multinazionali”.
Le critiche riguardano in particolare il capitolo “tariffa”, mantenuta bassa per “strategia politica e non economica”. Quindi, per ottenere un recupero tariffario, sarà necessario incrementare lo sfruttamento dell’acqua. “È stato detto ai cittadini che devono consumare una maggiore quantità di acqua – ha spiegato Renai – passando dai 200 litri al giorno pro capite a 320, altrimenti il piano di ambito non si realizza, tanto meno con certe tariffe”. La “volontà della bassa tariffa”, secondo le previsioni del consigliere di Piancastagnaio, sembra irrealizzabile, perché incapace di sopportare il peso del piano di investimenti, sommato al costo dei dipendenti e quello delle manutenzioni ordinarie. Risultato: aumento della spesa dei cittadini, “come è accaduto nell’Aato 4, e come accadrà anche nell’Aato 2, con la privatizzazione di Publiacqua”.
Ma c’è di più. La presenza di Acea Spa nell’Aato 6, come partner privato dell’acquedotto del Fiora, non “è certo motivata da un interesse della società romana per il ‘bene acqua’. Considerando le cifre da capogiro degli investimenti (440 milioni di euro in opere), sembra che l’obiettivo finale sia la creazione di un soggetto forte, una multinazionale dell’acqua, che abbia Acea come partner tecnico, e Monte dei Paschi come partner finanziario, per poi operare anche fuori dall’Italia chissà con quali criteri!”
Una sorta di evoluzione del modello toscano, quindi, di cui già Paolo Fontanelli, sindaco di Pisa, aveva fatto menzione alla notizia della liberalizzazione di Acque Spa a favore della cordata con Acea, Ondeo Mps. “Ciò aiuta il nostro progetto dell’industria toscana delle acque come polo di riferimento in regione, – aveva detto il sindaco – e che magari possa andare anche fuori”.
Resta forte la paura per il futuro tra chi ritiene sbagliata la scelta della privatizzazione. E la denuncia del consigliere Renai è solo una delle tante voci che vogliono impedire che una società toscana dell’acqua possa agire con la stessa “etica” delle grandi multinazionali. Sfruttare le risorse idriche dei paesi cosiddetti sottosviluppati, speculando senza alcuna dignità e rispetto sulla vita umana.

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