Alloggi per famiglie, ma solo se sposate: l'ortodossia del Comune

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[L’Unita’ Firenze, 25/05/2010]
Emiliano ha 34 anni, una compagna  di 36, due figlie e una casa di 4 stanze a 560 euro al mese. Non è poco di questi tempi in questa città e lui lo sa. Quando,  nel 2008, riuscì ad avere un alloggio a canone agevolato per  la sua giovane famiglia, grazie al piano di edilizia sociale  del primo governo Prodi (“20mila abitazioni in affitto), toccò  il cielo con un dito. Non per molto. La felicità, si sa, non dura mai a lungo, e la sua non fa eccezione: è finita venerdì  scorso, spazzata via da poche righe di una raccomandata, inviata  dalla Direzione patrimonio immobiliare, dal linguaggio freddo  e impersonale, ma dal messaggio chiaro: come convivente e non  coniugato deve lasciare l’alloggio di via Allori. Nella stessa situazione anche un’altra famiglia residente invia di Scandicci,  ma secondo il Sunia lettere di questo tipo sono in arrivo nei  prossimi giorni per  altre famiglie. Il fatto è che nel ban   do di assegnazione era prevista una riserva di alloggi a favore  delle giovani coppie con l’impegno di costituire famiglia entro  quattro mesi dalla sottoscrizione del contratto di locazione. Costituire famiglia non significa  sposarsi per forza – ribatte  Emiliano – Noi nello stato di famiglia risultiamo già una famiglia,  e poi il bando non parlava di matrimonio, altrimenti, probabilmente,  pur di non perdere la casa lo avrei fatto. Anche se all’epoca  la mia compagna era incinta e, anche volendo, sarebbe stato  difficile. Senza contare che sposarsi è una scelta personale».  O almeno dovrebbe, visto che il bando fa riferimento a una  legge degli anni 70, secondo la quale la famiglia tradizionalmente  concepita è quella unita dal vincolo del matrimonio. «Quando  uscì il bando contestammo da subito quella norma – dice il segretario provinciale del Sunia Simone Porzio – e l’allora  assessore Coggiola fece capire che le convivenze moro uxorio  non avrebbero avuto fastidi».  Anche perché, nel frattempo,  una  norma regionale del ’96 stabilisce che i conviventi debbano  essere ritenuti parte del nucleo familiare. «Buttare fuori  delle giovani famiglie è un’offesa alla tradizione di civiltà  e laicità di questa città», continua Porzio. L’attuale assessore  alla casa Claudio Fantoni, da parte sua, fa sapere di non essere  a conoscenza della vicenda e di avere dato mandato ai suoi  uffici di verificare quanto successo. E aggiunge: «Nessuno  li butterà fuori da casa loro». Intanto, Emiliano promette  battaglia e minaccia di ricorrere alle vie legali, se tutta  la vicenda non sarà chiarita quanto prima. «E cosa dovrei fare?  – conclude ho due figli, non posso mica andare in mezzo alla  strada. E, poi, sia io che la mia compagna siamo operai, non  navighiamo mica nell’oro».
Sonia Renzini

di Sonia Renzini, da L’Unita’

Emiliano ha 34 anni, una compagna  di 36, due figlie e una casa di 4 stanze a 560 euro al mese. Non è poco di questi tempi in questa città e lui lo sa. Quando,  nel 2008, riuscì ad avere un alloggio a canone agevolato per  la sua giovane famiglia, grazie al piano di edilizia sociale  del primo governo Prodi (“20mila abitazioni in affitto”), toccò  il cielo con un dito. Non per molto. La felicità, si sa, non dura mai a lungo, e la sua non fa eccezione: è finita venerdì  scorso, spazzata via da poche righe di una raccomandata, inviata  dalla Direzione patrimonio immobiliare, dal linguaggio freddo  e impersonale, ma dal messaggio chiaro: come convivente e non  coniugato deve lasciare l’alloggio di via Allori. Nella stessa situazione anche un’altra famiglia residente invia di Scandicci,  ma secondo il Sunia lettere di questo tipo sono in arrivo nei  prossimi giorni per  altre famiglie. Il fatto è che nel bando di assegnazione era prevista una riserva di alloggi a favore  delle giovani coppie con l’impegno di costituire famiglia entro  quattro mesi dalla sottoscrizione del contratto di locazione.

Costituire famiglia non significa  sposarsi per forza – ribatte  Emiliano – Noi nello stato di famiglia risultiamo già una famiglia,  e poi il bando non parlava di matrimonio, altrimenti, probabilmente,  pur di non perdere la casa lo avrei fatto. Anche se all’epoca  la mia compagna era incinta e, anche volendo, sarebbe stato  difficile. Senza contare che sposarsi è una scelta personale».  O almeno dovrebbe, visto che il bando fa riferimento a una  legge degli anni 70, secondo la quale la famiglia tradizionalmente  concepita è quella unita dal vincolo del matrimonio. «Quando  uscì il bando contestammo da subito quella norma – dice il segretario provinciale del Sunia Simone Porzio – e l’allora  assessore Coggiola fece capire che le convivenze moro uxorio  non avrebbero avuto fastidi».  Anche perché, nel frattempo,  una  norma regionale del ’96 stabilisce che i conviventi debbano  essere ritenuti parte del nucleo familiare. «Buttare fuori  delle giovani famiglie è un’offesa alla tradizione di civiltà  e laicità di questa città», continua Porzio. L’attuale assessore  alla casa Claudio Fantoni, da parte sua, fa sapere di non essere  a conoscenza della vicenda e di avere dato mandato ai suoi  uffici di verificare quanto successo. E aggiunge: «Nessuno  li butterà fuori da casa loro». Intanto, Emiliano promette  battaglia e minaccia di ricorrere alle vie legali, se tutta  la vicenda non sarà chiarita quanto prima. «E cosa dovrei fare?  – conclude ho due figli, non posso mica andare in mezzo alla  strada. E, poi, sia io che la mia compagna siamo operai, non  navighiamo mica nell’oro».

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