Alla ricerca della verità su Genova

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Nelle ultime settimane, abbiamo visto sfilare in aula, in ordine di
comparizione:

a) il vice-capo della Polizia di Stato, prefetto Antonio Manganelli, il primo di una serie di alti funzionari chiamati a testimoniare durante il processo per l´assalto alla scuola Diaz del luglio 2001. Manganelli ha ricordato le sue telefonate con Francesco Gratteri, già capo del Servizio
centrale operativo, poi promosso questore di Bari ed oggi direttore della direzione anticrimine centrale.
A luglio del 2001, Manganelli era in servizio in Puglia ma – essendo comunque coinvolto nella gestione della sicurezza dell´evento internazionale – restava in contatto con i super-poliziotti presenti a Genova.

b) un ex questore di Genova, Francesco Colucci, chiamato come testimone, ha dichiarato una serie imbarazzante di ‘non ricordo’ e di correzioni rispetto a deposizioni precedenti. Colucci è stato poi iscritto nel registro degli indagati per falsa testimonianza;

c) Lorenzo Murgolo, ora ai servizi segreti, si è avvalso della facoltà di non rispondere, opzione legittima in quanto ex indagato nell’inchiesta, ma di dubbia eticità trattandosi di funzionario dello stato, che dovrebbe fornire la massima collaborazione alla magistratura;

d) l’ex vice capo della polizia, Ansoino Andreassi, anche lui testimone, che spiega candidamente come il 21 luglio 2001 da Roma (cioè dal capo della polizia Gianni De Gennaro) arrivò l’ordine di arrestare quante più persone possibile: ‘Si fa sempre così in questi casi – ha detto Andreassi. È un modo
per rifarsi dei danni ed alleggerire la posizione di chi non ha tenuto in pugno la situazione. La città è stata devastata? E allora si risponde con una montagna di arresti’.

e) Vincenzo Canterini, nel frattempo promosso questore. L’ex comandante del reparto mobile sperimentale della polizia di Stato, quello che fece irruzione alla scuola Diaz di Genova il 21 luglio 2001, ha dichiarato che alla scuola Diaz c’era una ‘macedonia di polizia’, di aver visto una ragazza in una pozza di sangue, ma che ‘non era di sua competenza’, davanti al pubblico ministero che lo accusa di falso, calunnia e concorso in violenze. Anche lui, come i precedenti testimoni, indica nel prefetto La Barbera, nel frattempo deceduto, ed in Lorenzo Murgolo (non imputato) le maggiori responsabilità della perquisizione alla Diaz.

f) Michelangelo Fournier, imputato nel processo per i fatti della Diaz, ha messo a nudo la strategia dell’omertà e della menzogna seguita in questi anni dalla polizia di stato sui fatti di Genova. Fournier ha detto di avere mentito e taciuto in questi sei anni per ‘spirito di appartenenza’, dando un’accezione del tutto errata di questo concetto, un’accezione incompatibile con la Costituzione repubblicana.

Il capo della polizia Gianni De Gennaro lascia l’incarico con un’accusa infamante – l’istigazione alla falsa testimonianza.

Le sole ultime deposizioni al processo Diaz hanno mostrato il degrado morale della polizia di stato, fra dirigenti che rifiutano di rispondere ai pm, un ex questore indagato per falsa testimonianza, mentre l’unico funzionario (Fournier) che offre uno squarcio di verità – la ‘macelleria messicana’ –
decide di parlare solo dopo sei anni.

Nel frattempo gli altri imputati hanno rinunciato a testimoniare al processo in corso, per evitare, come dichiarato dai loro difensori, le ‘torture’ inflitte a Canterini e Fournier. Questo è il rispetto che questi personaggi, poliziotti ed alti funzionari della polizia di stato, imputati di gravissimi reati, hanno di un Tribunale della Repubblica.

Per anni abbiamo denunciato gli abusi compiuti a Genova e le coperture garantite a chi le ha commesse, chiedendo a più riprese una tempestiva sospensione dei dirigenti imputati e la rimozione del capo della polizia. Non siamo stati ascoltati.

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