Alfredo: "A 50 anni il lavoro per te non c'è mai"

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di Floriana Pagano

Crisi, cassa integrazione, mobilità, disoccupazione, lavoro precario, lavoro in nero e chi ne ha più ne metta! Oggi non si può parlare che di lavoro; di chi lo ha perso o rischia di perderlo e di quanti lo cercano senza avere la minima speranza di trovarlo. Per non parlare dei contratti e soprattutto di tutte quelle persone che ufficialmente semplicemente non esistono: gli sfruttati del lavoro in nero. Alfredo vive alle Piagge. Da gennaio 2008, il Comune di Firenze ha assegnato alla sua famiglia un alloggio popolare in Via Liguria. Per averla, questa casa, ci sono voluti otto lunghi anni. La storia di Alfredo è la dimostrazione più crudele di quanto le difficoltà si possano accanire tutte insieme e sempre su coloro a cui la vita già non aveva fatto nessuno sconto. I suoi problemi iniziano circa due anni fa. Insieme ad altre 2 persone, diventa socio fondatore della cooperativa “La Fontana” che si occupa di servizi: traslochi, giardinaggio, pulizie. Ma qualcosa va storto e non per colpa di Alfredo. La cooperativa va in bancarotta e all’improvviso “ci siamo ritrovati in mezzo ad una strada”. Partono le cause con il sindacato ma il risultato finale è che, ad oggi, Alfredo deve avere ancora 21.000 euro che gli spettano per gli straordinari non pagati e per due anni di contributi non versati. “Da allora”, dice, “non mi è più riuscito trovare lavoro”. 51 anni, 17 anni di contributi, la compagna in ospedale al terzo infarto e un figlio di dodici anni che si chiama Luca: questa oggi è la vita di Alfredo. Una storia umana alle spalle difficile, il lavoro nelle cooperative; la prima è una cooperativa sociale per l’inserimento di soggetti svantaggiati, dove ma la situazione non è facile:  “dopo tre anni sono andato via perché io sono una persona seria, tranquilla ma se mi mettono a lavorare con persone che non lavorano, io non mi posso ammazzare la vita. In tre anni che ho lavorato li, ne ho viste troppe: chi si faceva, chi arrivava a lavoro ubriaco, rompevano i mezzi, chi si tagliava; dovevo stare sempre attento. Alla fine, ho chiamato la vice presidente per dirle che firmavo la lettera di licenziamento. Non me la sentivo più di lavorare per dieci persone. Non sono stato l’unico a lasciare la cooperativa. Con le persone disagiate, ci vuole molta pazienza. Ognuno ha il suo problema”. Passa qualche mese e trova lavoro in un’altra cooperativa, ma qui la situazione è, se possibile, peggiore. “E’ andato tutto a rotoli”. Per qualche anno lavora in un centro anziani; poi arrivano gli anni di volontariato a Fuori Binario. Oggi si arrangia. Lavora solo quando capita. E sono tutti “lavoretti”: piccole riparazioni, lavori di imbiancatura.

Logicamente mi ci vorrebbe un lavoro fisso perché con un bambino che ha bisogno di libri, la moglie malata… Mi trovo in una situazione proprio ingarbugliata”.

Della miseria del sussidio di disoccupazione, non ne vuol sentire parlare. Ne avrebbe diritto ma “non voglio avere a che fare con gli assistenti sociali. E’ un mio orgoglio personale. La mia convivente, la mamma di mio figlio, qualche volta prima andava. Ma adesso è un anno che l’assistente sociale manca. Tutto questo, per avere un sussidio per il bambino, 200-250 euro al mese. A me interesserebbe trovare un lavoro fisso per tirare avanti questi altri 10 anni”.

Colloqui, moduli compilati, domande presentate a cui mai è stata data una risposta. Per trovare un lavoro Alfredo ha chiesto a chiunque e dovunque; i giri se li è fatti proprio tutti.

Trovare un lavoro è un macello. Io la penso così”, dice: “vedendo l’età non mi vogliono versare i contributi sopra. Sono andato pure al Nuovo Pignone. Mi hanno chiesto quanti anni avevo. E quando gli ho detto che ero del ’57 mi hanno detto che cercavano giovani”.

E’ l’età, secondo Alfredo, il suo più grande handicap.

Appena vedono la data di nascita fanno finta che non esisti. E non solo uno, parecchi!”

E quando hai la fortuna di trovare un lavoro, può capitare che siccome di soldi ce ne sono pochi per tutti, quello che pensi di guadagnare non ti viene corrisposto.

Mi è capitato di imbiancare una cantina qui vicino. Ho chiesto 100 euro. La signora mi ha risposto che me ne poteva dare 50. Va bene, mi dia 50. Se capita un lavoro lo faccio. Però sempre quando capita. Posso stare fermo delle settimane. Questo è il problema”.

In mancanza di lavoro, si potrebbe pensare di “inventarne” dei nuovi.

I Comuni hanno tante cose da poter far fare ma non vogliono pagare. Dovrebbero assumere un po’ di persone che hanno veramente bisogno anche per fare dei lavoretti come per esempio andare a pulire le statue. Dare una mano a queste persone che hanno veramente bisogno”. L’unico lavoro che non vorrebbe più fare è l’elettricista ma questa è acqua passata, per fortuna. “A Sollicciano ho preso una sventola di 380 volt. Ero fuori a riparare i lampioni vicino ai recinti e sono andato a mettere la mano nel faretto per cambiare la lampadina. Non mi sono reso conto che c’era il valvolino e sono stato una settimana con il braccio che mi faceva male. Ho scontato la mia condanna regolarmente. Lì lavoravo. Pagavano più a Sollicciano che fuori!”.

E questa è la “storiella”, come ironicamente la definisce lo stesso Alfredo.

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