Alberi e conflitto sociale: da Gezi Park a Firenze (dove furono abbattuti)

image_pdfimage_print

di Cristiano Lucchi per l’Altracittà

La difesa degli alberi di Istanbul ha rappresentato per tante persone una bella e rigenerante carica di democrazia. Questa lotta rappresenta per i “giovani turchi”, ma non solo, l’inizio di una riflessione popolare e una critica diffusa all’attuale modello di sviluppo. Le centinaia di migliaia di persone che in oltre 50 città della Turchia stanno scendendo in piazza hanno una nuova visione della società dove è vitale, e rischiano la vita per questo, solidarizzare per proteggere un parco su cui il governo intende costruire una caserma e un ipermercato, due simboli, questi ultimi, di un mondo in cui l’economia è stata militarizzata in nome del profitto di pochi. E’ anche per questo che la solidarietà internazionale non ha tardato ad arrivare.

Al popolo turco facciamo quindi i migliori auguri affinché possa vincere questa battaglia fondamentale per la democrazia. E’ importante che vincano anche per la nostra democrazia che vive momenti difficili, incartata com’è tra il ricatto e l’inciucio dei partiti e la frustrazione di milioni di italiani che non vedono vie d’uscita serie e utili per il loro portafogli e per i loro diritti.

La difesa popolare del Gezi Park di Istanbul ci fa tornare però alla memoria un altro fatto dalla valenza politica, seppur minore, accaduto proprio a Firenze. Era l’ottobre del 2007 quando Antonio Laganà, commerciante fiorentino, salì su un albero di viale Morgagni per evitare che le file di piante ai margini della strada venissero abbattute dal Comune per aprire i cantieri della tramvia (e a sei anni dal fatto della tramvia non c’è ancora traccia). Ebbene, nonostante il sostegno degli abitanti di Careggi, di un comitato in difesa degli alberi e di parecchia gente arrabbiata con l’amministrazione, l’allora capogruppo di Rifondazione Comunista a Palazzo Vecchio fece di tutto per far sì che il Laganà scendesse dall’albero senza troppe storie. Anna Nocentini, questo il nome della consigliera, coinvolse addirittura Fausto Bertinotti, allora presidente della Camera. L’ex segretarissimo parlò al telefono con il Laganà che si fece convincere e rispose con un sonoro «Compagno Fausto obbedisco», come riportano le cronache del tempo. 161 alberi piantati per ricordare i caduti della Grande Guerra furono abbattuti in pochi giorni.

Tutto ciò per dire che forse l’Italia si merita il periodo storico che sta vivendo, un’epoca in cui il conflitto sociale “deve” essere domato a tutti i costi e dove sono addirittura i partiti che più utilizzano la retorica del conflitto come linfa della democrazia ad essere in prima linea nell’addormentare la cittadinanza attiva. Nel 2007 tutto doveva essere sopito in nome del governo Prodi, che vedeva il Partito della Rifondazione Comunista avere un ruolo di sostegno acritico in nome della mitica “governabilità”, oltreché della prestigiosa presidenza della Camera.

Visto che parliamo di comunisti come non citare ciò che disse Gorbaciov ad Honeker poche settimane prima del crollo del muro di Berlino: “La storia punisce chi non è in grado di starne al passo”. Il presidente della DDR non ascoltò la richiesta di riforme proveniente dal Cremlino, il muro fortunatamente crollò e la Germania dell’Est scomparve dalla faccia della terra. La storia degli alberi fiorentini abbattuti ha nel suo piccolo contribuito a far sparire Rifondazione. Cambiano i luoghi, cambia l’epoca, ma a quanto pare i comunisti che si organizzano in partito non sono ancora in grado di stare in sintonia con la propria base elettorale.

0 Comments

  1. Elena Romoli

    quel triste giorno molti di noi erano alla commissione ambiente, hanno aspettato il momento giusto, poi hanno chiamato il compagno bertinotti..

    Reply
  2. fiammetta giovacchini

    La difesa degli alberi di Viale Morgagni a Firenze fu un momento molto forte di partecipazione dei cittadini. ma servì a ben poco. Per questo spesso la gente è restia a scendere in piazza per difendere i propri diritti. A Istanbul sono tanti e non si arrendono. In bocca al lupo!

    Reply
  3. Vanessa Ceroli

    verissimo, me lo ricordo come fosse ieri…..oggi viale morgagni somiglia ad una tangenziale e gli alberini piantati al posto dei 161 abbattuti sono a dir poco brutti, se non inutili, l'architettura qui non c'entra nulla, neanche l'arredo urbano tutte frottole, la tramvia questo è il motivo per cui furono abbattuti forse un giorno arriverà anche su questo viale per il momento il paesaggio del viale è profondamente cambiato!

    Reply
  4. Daniele Ambrosini

    Certamente è servito nei sècoli passati affettare, purtroppo, il verde, case, rifugi, imbarcazioni, attrezzi da lavoro, supporti per arte di livello, artigianato e così via; adesso la vegetazione andrebbe protetta o reimpiantata; e comunque la vita di un àlbero andrebbe valutata quasi al pari di un umano, senza il verde non ci sarebbe la vita; le notizie di questo tipo compàiono nella comunicazione, ma non abbastanza, spesso vanno scovate qua e là; è giusto mettere al corrente sull'attività ecològica senza avere riguardi ideològici su destra o sinistra; la Natura credo non abbia "bollini" di partito.

    Reply
  5. Stefano Bosi

    carissima vanessa buongiorno a te,comitato,membri scuola elementare giacomo matteotti qui zona montughi cappuccini ti aspetto vi aspetto a trovarmi qui al plesso didattico terzo piano scuola scienze mfn unifi ex presidenza smfn unifi.

    Reply

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *