Al Jazeera: molti nemici, molto onore

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La tv araba Al Jazeera è stata la più seguita dopo l’11 settembre 2001, sia nel mondo arabo, sia in Europa dagli emigranti. Essendo efficiente in rapiditá e capillarità di “copertura” degli eventi, fornisce molto materiale anche alle reti occidentali, che poi lo ritrasmettono, non essendo in grado di produrne di altrettanto valido. Durante questa guerra non se ne è potuto fare a meno. Nonostante ciò, (sarebbe meglio dire appunto per questo) nessuno la ama.
“Viene criticata da ogni lato – dice Samuele Gabbio, autore di una tesi di laurea sulla tv d’informazione in lingua araba – ed ha ricevuto pressioni dai governi di quasi tutto il mondo arabo nonchè da quello americano, ma gli incidenti diplomatici si sono sempre risolti a favore dell’emittente, che é finora sempre riuscita a garantire la propria operativitá, anche se più volte i suoi inviati si sono visti espellere o rifiutare permessi all’interno del mondo arabo.”
Continua Gabbio: “Al Jazeera é sicuramente prima e unica tra le televisioni arabe per il taglio informativo che si è data, acuto, critico, talvolta polemico, e libero dalle restrizioni dovute alla morale tradizionale araba. Si é permessa di diffondere infatti talk-shows dove si discutevano questioni problematiche, come quelle relative allo stato palestinese, e tematiche sociali come l’emancipazione femminile o la laicizzazione della società, ospitando in studio persone dalle idee piuttosto radicali, in dibattiti caldi e polemici, molto vicini al gusto arabo e spettro reale di turbamenti effettivi della societá. Nel far questo ha rotto molti tabú e si è guadagnata molti nemici, ma anche milioni di spettatori in tutto il mondo.”

E rispetto agli USA? “Al Jazeera ha sempre mantenuto verso il governo USA una linea di apertura, anche se fortemente critica, e spesso ha intervistato esponenti della politica internazionale statunitense. Addirittura per un certo periodo ha avuto un contratto di collaborazione con la CNN, anche se rispetto alla guerra in Iraq ha sempre condannato più o meno apertamente la politica americana. “

Nel conflitto israelo-palestinese la bilancia di Al Jazeera pende senza ombra di dubbio a favore dei palestinesi, cosa che emerge soprattutto dal taglio informativo e dal linguaggio usato (gli inviati dalla Palestina aggiungono sempre l’aggettivo “occupata” al nome della cittá da cui firmano i servizi). Anche la scelta delle immagini non lascia dubbi al riguardo. “Sì, ció non toglie che Al Jazeera si prenda spesso lo scrupolo di intervistare membri del governo israeliano, e questo per molti esponenti radicali del mondo arabo è segno di “connivenze” con Israele. D’altra parte il governo israeliano la ritiene uno strumento di propaganda filopalestinese!”

è la prima emittente araba che si è data un taglio simile a quello delle televisioni occidentali: molto piú libero delle reti tradizionali, ma non ancora definibile indipendente…
“Lo è relativamente al contesto, anche se la sua spregiudicatezza è forte per tutti gli stati, tranne che per il Qatar! Infatti Al Jazeera è nata nel 1997, su iniziativa dell’emiro del Qatar, Hamad Bin Talifa Al-Thani, che all’interno della sua politica ‘progressista’ ha voluto creare una rete di informazione di taglio simile alla BBC. Ancora oggi la maggioranza dei suoi finanziamenti sono di origine statale.”

Ma anche la BBC é una tv statale, no?
“è vero, ma è ben diversa l’influenza governativa nel mondo arabo, ancora molto arretrato nei processi di democratizzazione. Basti pensare che il primo nucleo operativo di Al Jazeera includeva molti addetti del BBC Arabic Television Service, istituito in Arabia Saudita alla fine del 1995, che principalmente sulla ritrasmissione di  materiale informativo prodotto dalla BBC. Così andò avanti per circa un anno, finché il governo saudita troncò la collaborazione dopo la trasmissione di un documentario sulla pena di morte che criticava, fra gli altri, il sistema giudiziario saudita”.

Adesso Al Jazeera non é più unica: é affiancata da molte concorrenti, la piú potente delle quali é Al Arabiya che vanta il livello di qualità piú vicino. Rispetto alle altre reti arabe è stata però la prima e rimane la piú conosciuta e con un taglio decisamente critico.
Anche la pubblicità ha formati e qualitá di ottimo livello, ma è ancora molto scarsa su Al Jazeera: che le grandi multinazionali temano di esporsi troppo affiancando il proprio nome a quello di un’emittente tanto discussa?

Penultim’ora…
I primi giorni di settembre sono stati funestati da notizie che è poco definire tragiche. A noi, che pensiamo di vivere nel centro del mondo, televisione e giornali hanno mostrato soprattutto la crudeltà degli altri, i terroristi. I terroristi, in ordine cronologico, hanno rapito e ucciso il giornalista Baldoni, tenuto in ostaggio un’intera scuola piena di bambini provocando una strage, e infine, mentre scriviamo, sequestrato a Baghdad 4 volontari dell’organizzazione umanitaria “Un ponte per…”. Tra questi due ragazze italiane, impegnate da anni per il popolo iracheno, dai tempi di quell’embargo democraticamente deciso dagli Stati Uniti che, stime per difetto, avrebbe ucciso circa mezzo milione di bambini. Un sequestro anomalo per modi e obiettivi, che secondo qualcuno dimostra l’impossibilità del dialogo e la necessità di unire le forze contro il Nemico. In realtà, nessuno dei gruppi già noti, autori di attentati e azioni di guerriglia, rivendica il gesto, anzi da più parti, anche le più contrarie all’occupazione americana, si levano voci di condanna e dissenso. A Baghdad sono scese in piazza donne e bambini per chiedere la liberazione delle due Simone… Intanto la guerra, che doveva essere finita, continua. Continuano i bombardamenti dal cielo e le stragi di civili. Dovremmo essere a quota ventimila, contando, per una volta, i morti iracheni.

“Un ponte per…”, che non ha perso il conto né la lucidità, ha scritto un messaggio al movimento per la pace. Lo pubblichiamo qui accanto.

Cari amici, vogliamo ringraziarvi per le straordinarie manifestazioni di solidarietà a cui state dando vita in tutta Italia e in molte forme. Credete, sono molto importanti per noi per lavorare anche concretamente a mantenere aperta la speranza. Davvero siamo un unico grande movimento.
In queste ore, oltre alle Simone, Raad e Mahnaz, in Iraq rischia la vita un’intera popolazione. Continuano i bombardamenti alle città, stamattina un attacco dal cielo a Falluja ha causato altre otto vittime, tra cui quattro bambini e due donne.
Non dimentichiamoci di loro. La guerra continua a fare vittime civili. Vogliamo la salvezza di Simona, Simona, Ra’ad e Mahnaz. Vogliamo la salvezza di tutti gli iracheni.
D’accordo con tutto il comitato Fermiamo la Guerra chiediamo che la fiaccolata di domani a Roma, e le iniziative per la liberazione degli operatori umanitari italiani e iracheni che si prendono in tutta Italia, chieda con forza anche la fine dei bombardamenti sulle città irachene, a cominciare da Falluja, dove il Centro per i diritti umani mentre cadevano le bombe ha trovato il tempo di esprimere solidarietà a noi e chiedere la liberazione degli ostaggi.
Fermiamo la guerra. Libertà per gli operatori umanitari.
Un ponte per…

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