25 settembre 2018

'Al fabbisogno abitativo risponde solo il Comune'

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‘A Firenze è solo il Comune a rispondere in modo concreto al fabbisogno abitativo. Noi siamo tutti giorni in trincea. E’ invece necessario che altri enti e istituzioni si facciano carico del problema’. E’ quanto ha dichiarato l’assessore alle politiche per la casa Tea Albini presentando i ‘numeri’ dell’attività del servizio casa del Comune di Firenze per l’anno 2002. Dall’insediamento dell’attuale Amministrazione comunale sono stati resi disponibili 750 alloggi, che entro la fine della legislatura diventeranno 1314. Purtroppo queste cifre copriranno solo un quarto del reale fabbisogno. Ben 4745 sono infatti le famiglie in graduatoria per avere un alloggio. La nota dolente riguarda il cosiddetto contributo in conto-affitto. I finanziamentia riguardo sono stati ridotti dalle due ultime Finanziarie, per cui il Comune, impossibilitato a mantenerli attingendo dal bilancio comunale, taglierà il contributo. Conseguenza, l’aumento del numero di sfratti per morosità. Inoltre, per la prima volta dal dopoguerra, il governo ha sospeso i finanziamenti destinati all’edilizia residenziale pubblica. Gli sfratti sono ‘una delle priorità dell’Amministrazione Comunale – ha spiegato l’assessore Albini – che dal momento del suo insediamento, per evitare il trauma post-sfratto del ricovero in una struttura alberghiera, ha sempre risposto con la soluzione ‘da casa a casa’. Nel corso dello scorso anno tutti le famiglie sfrattate è stato assegnato un alloggio. E’ ovvio che il Comune si occupa degli sfratti per finita locazione e degli 83 casi trattati, tutti hanno avuto una risposta’.
Nel frattempo, nell’estrema periferia di Firenze si teneva un picchetto antisfratto per una famiglia magrebina, che ha ottenuto una proroga fino al 10 febbraio. Al picchetto è stato composto per la maggioranza dei picchettatori erano immigrati, che conoscono bene, come anche altre fasce sociali deboli, la violenza della negazione del diritto alla casa. Basta pensare che due stanze in periferia, magari pure degradata, costano 350 euro. E gli sfratti contribuiscono all’esclusione sociale e alla negazione della dignità delle persone. Sono tante, troppe, le famiglie che non riescono a pagare gli affitti che il mercato liberalizzato ha fatto salire fino a cifre improponibili. Affitti inaccettabili in una società che abbia ancora un minimo di coscienza, ma nella nostra..

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