23 settembre 2018

Al Parterre il mercato a km zero: il venerdì filiera corta, tutta salute

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di Ilaria Inzitari per La Nazione

«COSA DIAMO da mangiare ai nostri figli? Mi pongo il problema». Gabriella fa le sue riflessioni, mentre si aggira tra i banchi del ‘mercato contadino’ al Parterre: In mano, due buste di verdura fresca di stagione. E’ in cerca di alimenti genuini: di carote bitorzolute, ancora coperte di terra. Perché è meglio diffidare degli «ortaggi lucidi, senza un’ammaccatura».

Tutti i venerdì mattina, grazie all’iniziativa della Cia (Confederazione degli agricoltori), da piazza della Libertà si accede a un piccolo spicchio di campagna. In dieci, fra agricoltori e allevatori, scendono dalle colline della provincia per promuovere i loro prodotti. Come accadeva un tempo. Qui consumatore e produttore si incontrano, senza intermediari. «La vendita diretta è una garanzia di qualità — spiega Laura Peri, titolare di un’azienda avicola del Valdarno, che produce a ‘chilometri zero’—. Sul mio pollame — dice indicando il marchio stampato sulle confezioni in vendita che riporta il suo nome — io c’ho messo la mia faccia». E, agli interessati, l’imprenditrice mostra un depliant con le foto dei suoi animali, cresciuti all’aria aperta, con mangimi non-ogm. «Se le persone vedessero i documentari sugli allevamenti intensivi — brontola una cliente — verrebbero tutte qui a rifornirsi. Forse spendiamo qualche euro in più, ma ne va della salute».

Comprare dal produttore non è un lusso, però, va precisato. Almeno per quanto riguarda il settore dell’ortofrutta: «Le mie insalate — spiega Antonio Banducci, giovane agricoltore — costano quanto quelle del biologico del supermercato». Le cose cambiano, invece, se parliamo di olio Igp: le cifre lievitano. Comunque, insistono i produttori, restii a paragoni con la grande distribuzione , il punto non è il prezzo: «Chi viene da noi sa quello che compra — assicura Luigina D’Ercole, un’azienda agricola a Certaldo —. Gli ortaggi sono appena colti, come quei broccoletti».

E quando il broccolo sa finalmente di broccolo, il palato ringrazia. A pensarla così sono anche i consumatori. Anna ne fa una questione di stile di vita: «Vendita diretta significa investire in benessere, risparmiare l’energia che altrimenti se ne andrebbe in trasporti, limitare l’inquinamento». Il bello della filiera corta, insomma. Lo spaccio del venerdì al Parterre non è l’unico che permette ai fiorentini di avvicinarsi alla campagna. C’è ‘Mercatale’ in piazza della Repubblica, il primo sabato del mese, l’oramai storica ‘Fierucola’ in S.S Annunziata e in S. Spirito.

Senza contare i vari mercati rionali, che oltre ai rivenditori, ospitano anche i coltivatori diretti. Insomma, le opportunità per vivere ‘bio’ anche in città non mancano. «Basta abbandonare alcune pretese — chiude Anna — in primis quella di trovare zucchine e fagiolini nel mese di febbraio».

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