Al cinema. Compagni di viaggio

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di Marcello Moretti, dal blog http://marcellomoretti.blogspot.com

Qui le foto della serata: http://www.angeliandrea.it/provini/lepiagge/index.html

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Non credo di sbagliare se dico che l’Odeon, tadalafil in piazza Strozzi, è il cinema più bello di Firenze. Si trova nel Palazzo dello Strozzino, progettato, pare, da Brunelleschi e a cui ha lavorato Michelozzo. Non so se mi spiego.

Di solito, è anche il cinema che proietta i film migliori, ed è l’unico che porta anche films in lingua originale, idea non balzana, vista la mole di turisti che affollano il centro storico.

Al momento, c’è in programmazione La prima cosa bella, probabilmente il film più riuscito di Virzì.

Ma non è per andare a vedere questo film che sono andato all’Odeon venerdì scorso. Quello che sono andato a vedere forse non era neanche un film. Più un docu-film. Neanche…un film-intervista…

Boh, insomma, non è questo il punto. È che non ho mai visto l’Odeon così pieno. Si trattasse di uno stadio, potrei scrivere “gremito in ogni ordine di posti”, mutuando l’espressione dalle cronache calcistiche.

Non c’era una poltrona libera. Né in platea né in galleria. E anche le sedie laterali sui palchetti sono state occupate in men che non si dica. Molte persone sono rimaste in piedi. Qualcuna si è seduta per terra, con la schiena appoggiata al muro.

Ora, contando che la capacità è di quasi seicento posti a sedere, direi che c’era veramente tanta gente.

Ma neache questo è il punto. La cosa che sorprende di più è che non si trattava dell’anteprima di Avatar, con Cameron in sala. Quelle seicento persone erano lì per vedere cinquanta minuti di pellicola dedicata a tre preti.

Proprio così. Firenze la rossa venerdì scorso ha riempito la sala dell’Odeon come mai prima per vedere e sentire tre preti. Cosa che nenche al Vaticano.

A presentare il film, sono stati chiamati due testimoni d’eccezione, per quanto apparentemente incongrui: Folco Terzani, figlio del mai dimenticato Terzano, e Maurizio Maggiani, autore del Coraggio del pettirosso, ma anche de La Regina disadorna e de Il viaggiatore notturno.

Il primo a parlare è stato proprio Maggiani. Con il suo eloquio lento e pacato, suadente come un mantra oppure semplicemente soporifero, a seconda dei gusti, ha messo in chiaro subito di non essere cattolico, ma di essere presente alla serata perché ultimamente le persone più interessanti che incontra, e lui è il primo a stupirsene, sono preti. E i preti in questione non ha esitato a definirli profeti, per la visione del futuro che riescono ad avere, in tempi in cui nessun’altro riesce ad andare con lo sguardo al di là del presente, soprattutto se a guardare sono i giovani.

Folco Terzani, invece, è un giramondo, come il padre. Quindi, probabilmente, c’è da sorprendersi meno del fatto che si sia imbattuto, oltre che nei guru indiani, in tre sacerdoti italiani (che tutto vogliono essere, fuorché guru).

Tre preti, dunque. Ma chi sono? Alessandro Santoro, Andrea Bigalli e Luigi Verdi. Di don Santoro ho già avuto modo di parlare in questo blog, e anche di Andrea avete letto qualcosa, avendo io la fortuna di conoscerlo. Non conoscevo invece don Gigi, l’unico dei tre non presente in sala. Forse per questo le sue parole mi hanno toccato di più. Così, random: “chi viene da me non deve aspettarsi risposte […] non ha bisogno di un padre, e neanche di una madre […] un prete non deve dire tante parole […] qualche volta qualcuno viene a trovarmi e io lo invito a zappare con me […] se a uno è morto un figlio e si chiede perché Dio lo ha permesso, ha ragione a lamentarsi, io posso solo dirgli che un giorno non solo Dio asciugherà le nostre lacrime, ma saremo noi a doverle asciugare a Lui, perché a quella mamma dirà, piangendo, che non ha potuto fare nulla per salvare suo figlio, e non ha potuto fare nulla perché il limite dell’onnipotenza di Dio è la nostra libertà […]”

A visione ultimata, mi è rimasta l’impressione che don Santoro sia un soldato, don Andrea l’intellettuale, don Gigi il buono. Il film-intervista prende il titolo un po’ da De Gregori un po’ da De andré, definendoli Compagni di viaggio …in direzione ostinata e contraria.

In effetti, è così che li sento, e sono sicuro che è così che sono percepiti da tutti. Dei compagni di viaggio con cui è bello fare un pezzo di strada insieme. È bello sapere che ci sono.

Maggiani ha raccontato come ha conosciuto don Gigi. Era il 25 aprile e non sapeva dove andare a festeggiarlo. Ha preso la macchina e si è ritrovato con la compagna in una pieve isolata. Scesi dalla macchina si sono avvicinati per visitarla e stupiti hanno sentito provenire da lì le note inconfondibili di Revolution dei Beatles…
Post scriptum. Don Santoro non voleva prendere la parola. Poi l’ha fatto, solo per dire quanto soffra a stare lontano dalla sua comunità delle Piagge, isolato da tutto e da tutti. A sentirlo ci si è stretto il cuore.

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