Ah, Italia!… Mafia, pizza, Berlusconi…

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Sono queste le parole che un qualsiasi italiano in un qualsiasi paese straniero si sentirà ripetere da almeno il 90% delle persone a cui rivelerà le sue origini. La prima volta tanta ingenuità lo farà probabilmente sorridere e certamente si dilungherà a spiegare come stiano in realtà le cose nel cosiddetto “Belpaese”. Ma dopo tre, quattro, cinque, sei volte la questione non gli apparirà più così divertente e inizierà a riflettere sulla potenza dei luoghi comuni.

“Opinione precostituita, non acquisita sulla base di un’esperienza diretta e scarsamente suscettibile di modifica”: così recita la definizione della parola stereotipo secondo il dizionario della lingua italiana. Ed è esattamente con questa parolina che il nostro viaggiatore italiano si trova a fare i conti in giro per il globo. Eppure non è del tutto improbabile che anche lui, tornato a casa, allo stesso modo userà altrettanti stereotipi per guardare il mondo che lo circonda. Saranno proprio gli stereotipi a fargli associare i senegalesi ai “vu cumprà” e alle griffe false, i polacchi ai lavavetri, i marocchini allo spaccio di droga e i cinesi allo sfruttamento minorile.

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