Agosto a Villore, il raccolto più bello

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Per chi come noi ha deciso che Villore deve essere il luogo dove vivere la sua vita o almeno parte di questa, ci sono periodi dell’anno nei quali è sicuramente più duro.
L’inverno, per esempio, con le sue giornate brevi, il freddo e spesso la neve non è un periodo facile. In più, durante questa stagione capita spesso di lavorare con i piedi nel fango e non sono molte le persone che risalgono l’Appennino per una gita o per venire a dare una mano nei campi o nel bosco.
Anche noi però, come tutte le persone che cercano di vivere un rapporto un po’ più intimo con la natura di quello che ci consentono le nostre comodissime città, sappiamo di dover attraversare tutte le stagioni con i loro pro e contro per poter arrivare a raccogliere i frutti del nostro lavoro.
Anche quest’anno quindi, come sempre da quando Villore è diventato un pezzo di Piagge nel Mugello, si è ripetuto il rito di quel “raccolto” che più di ogni altro ci da la forza e l’energia per continuare a credere in questa esperienza. Questo “raccolto” non sono i marroni o le olive e neanche il miele o le patate, si tratta invece di volti, voci, grida e sguardi, e sono quelli dei ragazzi che anche nell’agosto appena passato sono venuti a trascorrere un paio di settimane di vacanza al Casale. Oltre ai ragazzi delle Piagge, poi, questa estate, hanno passato una settimana a Villore anche alcuni bambini del campo del Poderaccio.
All’inizio di queste giornate c’è stato da parte nostra, come sempre, il tentativo di mantenersi distaccati dicendo chiaramente, a chi ha partecipato come accompagnatore a questa avventura, che la nostra presenza non poteva essere continua, che dovevamo tagliare l’erba, curare l’orto, raccogliere la frutta per le marmellate. Poi lentamente questa volontà si è sgretolata, ogni resistenza è stata abbattuta e il piacere di farsi sopraffare dalla relazione con questi ragazzi è diventato irresistibile. Così ci siamo ritrovati lì, in mezzo a loro, a mangiare, a camminare tra i boschi, a giocare a palla, “raccogliendo” la ricchezza che ciascuno di loro porta dentro di se e che dispensa a piene mani senza i calcoli e i vincoli di noi adulti.
Insomma, è davvero in quegli occhi che ti studiano, in quelle voci che ti chiamano, nelle mani che ti tirano da una parte e dall’altra il compimento e il senso che ci fa lavorare perché Villore possa essere un luogo sempre più accogliente e diventi patrimonio per ognuno di questi ragazzi e di tutti quelli che verranno.

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