Afghanistan: guerra ai talebani o per il controllo dell'oppio?

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di Enrico Piovesana, da PeaceReporter

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Le autorità afgane consentiranno ai contadini di continuare a coltivare papaveri da oppio. Malali Joya: “Lo scopo dell’operazione a Marjah era riprendere il controllo delle principali piantagioni del paese”

L’operazione ‘Moshtarak’ – la più grande offensiva militare alleata dall’invasione dell’Afghanistan nel 2001 – ha consentito alle autorità afgane di riprendere il controllo della cittadina di Marjah e dell’intero distretto rurale di Nadalì, nella provincia meridionale di Helmand. Gli emissari del governo Karzai, che sono tornati ad amministrare queste terre dopo oltre due anni di contropotere talebano, hanno promesso di riaprire le scuole, ristabilire le libertà civili della popolazione e di sradicare la coltivazione dei papaveri da oppio.

Marjah, la capitale dell’eroina. “Distruggeremo le piantagioni di papavero di Marjah e Nadalì, perché la produzione di oppio è illegale”, ha dichiarato alla stampa Zalmai Afzali, portavoce del ministero Antidroga, suscitando le proteste della popolazione locale, la cui sussistenza dipende interamente dal ‘tariàk’, la preziosa resina marrone che si estrae dai papaveri.
Secondo l’ultimo rapporto del dipartimento antidroga delle Nazioni Unite (Unodc), la provincia di Helmand produce da sola quasi il 60 per cento di tutto l’oppio afgano (4 mila delle 6.900 tonnellate totali e 70 mila ettari di piantagioni su un totale nazionale di 123 mila), e il distretto di Helmand in cui maggiormente si concentra la produzione (e la raffinazione) è proprio quello di Marjah-Nadalì: zona non a caso nota come ‘la capitale afgana dell’eroina’. Ma anche capitale mondiale, visto che l’Afghhanistan produce il 90 per cento dell’eroina che circola sul pianeta.

Nessuno distruggerà le piantagioni. Ma nei giorni scorsi, un esponente del governo afgano, che ha chiesto di non rendere pubblico il suo nome, ha dichiarato a Irin News, l’agenzia giornalistica dell’Onu, che al di là delle dichiarazioni ufficiali, le autorità hanno informalmente concesso ai contadini del distretto di continuare a produrre oppio, per non alienarsi il sostegno della popolazione locale che, senza i guadagni dell’oppio, finirebbe sul lastrico. “Il governo – spiega la fonte – ha garantito che nessuna distruzione di piantagioni verrà effettuata a Marjah e Nadalì, almeno per quest’anno”.
Una conferma esplicita viene dal nuovo governatore di Marjah: “Bisogna stare attenti con la questione dell’oppio: non lotteremo contro il narcotraffico distruggendo le piantagioni”, ha dichiarato Haji Abdul Zahir all’inviato del Miami Herald, che a Marjah ha parlato anche con il maggiore dei Marines David Fennell: “Noi non siamo venuti qui per sradicare i papaveri”.
Rimane da capire che fine farà il prossimo raccolto.

Il vero scopo dell’Operazione ‘Moshtarak’. “L’unico vero scopo dell’operazione ‘Moshtarak’ – spiega a Peacereporter Safatullah Zahidi, un giornalista locale – era mettere le mani sulle piantagioni di papavero da oppio. E quelle di Marjah e del suo distretto, Nadalì, sono le più grandi e produttive di tutto l’Afghanistan. Grazie all’operazione Moshatarak sono tornate sotto controllo del governo e degli americani, giusto in tempo per il raccolto di marzo. E ora faranno lo stesso con le piantagioni della seconda principale zona di produzione di oppio, quella di Kandahar”.
Un’interpretazione dei fatti clamorosa, ignorata in Occidente ma largamente condivisa in Afghanistan. Anche da personaggi molto noti e autorevoli, come l’ex parlamentare democratica Malalai Joya, nota in tutto il mondo per il coraggio che ha sempre dimostrato nel denunciare i crimini e la corruzione dei governanti afgani finanziati e protetti dall’Occidente.

Malalai Joya: “Americani coinvolti nel narcobusiness”. “L’obiettivo di queste operazioni militari – ci spiega Malalai – non è quello di sconfiggere i talebani, che vengono regolarmente avvertiti prima in modo da poter fuggire altrove. I talebani e i terroristi servono agli americani per mantenere il mio paese nell’insicurezza, così da avere un pretesto per rimanere in Afghanistan assicurandosi il controllo di questa regione strategica, vicina all’Iran, alla Cina e ai paesi dell’Asia centrale ricche di gas e petrolio, ma anche per continuare a fare affari con lo sporco business dell’oppio. Oppio che, trasformato in eroina, frutta enormi guadagni sia al governo afgano che alle forze americane, che portano la droga fuori dall’Afghanistan con i voli militari che decollano dalle basi aeree di Kandahar e di Bagram. Quest’ultima offensiva in Helmand, che tra l’altro – sottolinea la Joya – ha causato molte più vittime civili di quelle pubblicamente dichiarate, è l’ennesima conferma di ciò: l’obiettivo non era colpire i talebani, che hanno avuto tutto il tempo di scappare, ma semplicemente riprendere il controllo della principale zona di produzione di oppio di tutto il paese”.

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