Acqua in bocca e procedere

image_pdfimage_print

Mercoledì 20 luglio, seduta del Consiglio Comunale: si discute della gestione del bene idrico. La maggioranza chiede di rinviare la discussione sull’acqua per l’assenza di alcuni consiglieri Ds. Ma in serata si viene a sapere il reale motivo del rinvio: la stessa mattina è stato definito l’accordo per l’ingresso della società Acea in Publiacqua.
L’ufficialità arriva solo il 22 settembre ed è quasi una formalità: per 60 milioni di euro la holding industriale Acea (che si occupa anche di energia elettrica e di telefonia) il cui capitale è detenuto al 51% dal comune di Roma e per il 49% da un azionariato diffuso, l’azienda partecipata che controlla il bene idrico dell’ATO 3, che comprende 40 comuni nelle province di Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo.
Gli amministratori locali sottolineano l’importanza della scelta, in grado a loro giudizio di mantenere sotto la guida delle nostre amministrazioni comunali il servizio idrico, e al tempo stesso di qualificare il servizio per i cittadini.
Ma il nodo principale, quello che fa più discutere maggioranza e opposizione (soprattutto di sinistra) è il peso dei privati nella gestione dell’acqua a Firenze.
Sono dure le accuse che arrivano da Rifondazione Comunista e Unaltracittà/Unaltromondo: “Domenici ha tramutato l’acqua, bene comune, in una merce – dice Ornella De Zordo – In un sol colpo sono stati traditi centinaia di migliaia di cittadini toscani che vedranno aumentarsi le tariffe dell’acqua, la società civile e i movimenti dei nostri territori, che hanno raccolto oltre 40.000 firme per la ripubblicizzazione dell’acqua e le centinaia di migliaia di persone del Sud del Mondo che subiscono l’arroganza delle corporations”.
Si difende Ugo Caffaz, allora capogruppo Ds in consiglio comunale, facendo notare che il 60% di Publiacqua rimane in mano ai comuni: “Parlare di “privatizzazione” o di “mercificazione” dell’acqua appare lontano dalla realtà”.
Ma ci sono polemiche anche sul metodo: il Consiglio Comunale è stato di fatto scavalcato dalla decisione di cedere il 40% delle quote di Publiacqua ad Acea.
E che dire della questione etica? In Honduras Acea è stata protagonista della privatizzazione dei beni comuni: ha sottratto le risorse ai territori per rivenderle a prezzi insostenibili a popolazioni già poverissime. Negli ultimi giorni poi si è assistito ad un ulteriore acquisto di quote di Acea da parte della multinazionale francese Suez (fino a ieri possedeva il 4,9%, adesso l’8,6%), sotto accusa in India per lo sfruttamento delle scarse risorse idriche rivendute ad un prezzo dieci volte superiore a quello d’acquisto.
Qualcuno infine ha visto come una provocazione anche la scelta dei tempi di questa decisione: il ‘blitz’ è avvenuto infatti negli stessi giorni in cui venivano consegnate all’Ufficio di Presidenza del Consiglio della Regione Toscana le firme raccolte a sostegno della Legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua. 42.932 firme di cittadini ed elettori toscani.
Non è comunque da escludere, come afferma lo stesso Caffaz, che alla luce della sottoscrizione popolare “il consiglio regionale possa modificare le norme attualmente in vigore. Naturalmente attendiamo che si svolga il dibattito nelle sedi opportune, pronti a valutare i nuovi scenari che potrebbero in futuro proporsi”.
Vedremo. Di certo c’è che le quote ad Acea sono ormai state vendute e tutte le decisioni dovranno almeno tenere in considerazione questo dato.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *