14 novembre 2018

Acqua, tutti in piazza a Roma sabato 26: "Riducete le bollette del 7%"

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Corrado Zunino da Repubblica

Tornano i referendari dell’acqua pubblica, 163 giorni dopo l’incredibile vittoria: 27 milioni di italiani, il 13 giugno scorso, chiesero l’acqua per tutti e senza profitti. Quei movimenti tornano a parlare, e annunciano un autunno di mobilitazione di piazza e di obbedienza civile. Sì, obbedienza. Via alla campagna per la detrazione in bolletta del 7 per cento. Ci si riferisce al secondo quesito del referendum, diceva che i gestori degli acquedotti italiani  –  ora pubblici, ora privati, ora misti  –  non possono fare utili. Sostenne la tesi il 95,8 per cento dei votanti. Bocciando la legge Ronchi sulla privatizzazione di bacini e acquedotti, il 13 giugno si abrogò la norma che prevedeva la “remunerazione del capitale investito” all’interno delle tariffe del servizio idrico. Il 7% sugli investimenti effettuati, appunto, al netto degli ammortamenti. In realtà, nella maggioranza dei casi il “profitto del gestore” incide sulle bollette con un’aliquota superiore, tra il 10% e il 20%.

I comitati per l’acqua pubblica lanciano la campagna di autoriduzione e spiegano come in molti dei 91 Ambiti territoriali ottimali (i contestati Ato) singoli utenti e organizzazioni collettive stiano già inviando lettere di diffida ai gestori italiani: dovete applicare il referendum, c’è scritto. E’ il passo che precede, di fronte a un ulteriore rinvio delle aziende, l’autoriduzione delle bollette. 163 giorni dopo il referendum, nessun gestore ha diminuito del 7 per cento le tariffe.

La questione “acqua pubblica” in queste settimane si è trasferita a livello locale. Resta  calda e conflittuale. Si sono registrate contestazioni al Consiglio comunale di Pavia, che  si sta esprimendo, e a Ferrara. A Cremona la Conferenza dei Comuni della Provincia è vicina a decidere l’affidamento del servizio idrico integrato a una società pubblico-privata. A Salerno la giunta di centrosinistra guidata da Vincenzo De Luca ha ceduto la Salerno Sistemi spa, controllata dal Comune, alla Salerno Energia spa, azienda mista di diritto privato. A Roma si è scoperto che Acea  –  controllata dal Comune al 51%  –  con 200 mila euro pubblici ha finanziato il comitato del “no”, perdendo. A Belluno il Pd appoggia convintamente il ritorno di un controllo pubblico sull’acqua. [A Firenze non succede nulla… il sindaco tace mentre il presidente di Publiacqua scarica la responsabilità sul Parlamento, n.d.r.]

Dal 13 giugno, ecco, l’unico concreto percorso di pubblicizzazione lo ha intrapreso la giunta De Magistris a Napoli trasformando l’Arin Spa (società a totale capitale pubblico) in un’azienda speciale denominata “Acqua bene comune Napoli”, ente di diritto pubblico a cui parteciperanno cittadini e lavoratori del Servizio idrico integrato. Nichi Vendola, per dire delle difficoltà del processo, non ha abbassato le tariffe dell’Acquedotto pugliese controllato dalla sua Regione Puglia. In questo caso, il comitato acqua contesta come per la creazione di “Beni comuni Torino” si utilizzeranno l’azionariato diffuso (“i cittadini ricompreranno ciò che è già di loro proprietà”) e le Fondazioni bancarie.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua annuncia una manifestazione nazionale a Roma per sabato pomeriggio: “In piazza per l’acqua”. Il sottotitolo dice: “I beni comuni e la democrazia. Per il rispetto dell’esito referendario, per un’uscita alternativa dalla crisi”.

Sarà interessante adesso  vedere come il Governo Monti, liberista per natura e privatizzatore per necessità, si esprimerà sulla questione acquedotti e sulla loro gestione. Già. Dal 2007 alla Commissione ambiente della Camera giace una legge d’iniziativa popolare  –  400.000 firme raccolte  –  per ripubblicizzare il servizio idrico nazionale.
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per tutte le info sulla logistica della manifestazione http://www.acquabenecomune.org

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