13 dicembre 2018

Acqua pubblica, referendum più vicini. Superate le 500mila firme

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Acqua pubblica,
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19 maggio 2010
“La gestione dell’acqua non sarà più un servizio al cittadino, ma un mezzo che le società private avranno per creare profitto”. Ecco la principale conseguenza della privatizzazione dei servizi idrici voluta dal governo, secondo Luca Martinelli, giornalista di Altreconomia e autore di L’acqua è una merce. Una trasformazione contestata dalla folla di 200mila persone che il 20 marzo scorso ha sfilato per le via di Roma e rifiutata dal mezzo milione di cittadini che hanno già deciso di sostenere il referendum a favore dell’acqua pubblica: “In 25 giorni di banchetti e iniziative in tutta Italia sono state raccolte ben 516.615 firme”, ha annunciato ieri il Comitato promotore dei tre quesiti referendari. L’obiettivo iniziale di arrivare a 700mila firme si avvicina e potrà essere addirittura superato, grazie agli eventi che verranno organizzati da qui a luglio.
Contro il decreto Ronchi, approvato dal Parlamento lo scorso novembre con voto di fiducia, ci sono anche i ricorsi che cinque Regioni hanno inviato alla Corte Costituzionale. Cresce la mobilitazione di istituzioni e di cittadini che non vogliono questa legge, mentre sono ancora in discussione i decreti attuativi che dovrebbero stabilire le condizioni minime del servizio dei futuri gestori. Né nulla si sa per il momento dell’eventuale creazione di una nuova authority per la regolamentazione del settore, in cui entro il 2011 entreranno in modo massiccio i privati.
Secondo il governo, il servizio idrico sarà più efficiente e grazie ai privati diminuiranno le perdite d’acqua lungo la rete. È davvero così? “Il gestore che in Italia registra meno perdite, secondo i dati del centro studi Mediobanca, è quello di Milano, che è interamente pubblico – dice Martinelli – mentre a Roma, Acea (che è una società quotata in borsa) non è così virtuosa, anzi è uno dei gestori con le perdite maggiori”. E Acea non deve preoccuparsi solo di fare investimenti sull’acquedotto, ma anche di remunerare i suoi azionisti: il Comune di Roma e, tra gli altri, Gdf Suez e l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone. “Una delle cose più gravi del provvedimento del governo è che dovranno aprirsi al privato anche i gestori pubblici più efficienti”, conclude Martinelli.
Della preziosa risorsa blu e dei rischi di una sua privatizzazione si parla in questi giorni anche a Ferrara, dove è in programma fino al 21 maggio “Accadueo”, la mostra internazionale sulle tecnologie per il trattamento e la distribuzione dell’acqua potabile e il trattamento delle acque reflue.

Fonte:  il Fatto Quotidiano

“La gestione dell’acqua non sarà più un servizio al cittadino, ma un mezzo che le società private avranno per creare profitto”. Ecco la principale conseguenza della privatizzazione dei servizi idrici voluta dal governo, secondo Luca Martinelli, giornalista di Altreconomia e autore di L’acqua è una merce. Una trasformazione contestata dalla folla di 200mila persone che il 20 marzo scorso ha sfilato per le via di Roma e rifiutata dal mezzo milione di cittadini che hanno già deciso di sostenere il referendum a favore dell’acqua pubblica: “In 25 giorni di banchetti e iniziative in tutta Italia sono state raccolte ben 516.615 firme”, ha annunciato ieri il Comitato promotore dei tre quesiti referendari. L’obiettivo iniziale di arrivare a 700mila firme si avvicina e potrà essere addirittura superato, grazie agli eventi che verranno organizzati da qui a luglio.

Contro il decreto Ronchi, approvato dal Parlamento lo scorso novembre con voto di fiducia, ci sono anche i ricorsi che cinque Regioni hanno inviato alla Corte Costituzionale. Cresce la mobilitazione di istituzioni e di cittadini che non vogliono questa legge, mentre sono ancora in discussione i decreti attuativi che dovrebbero stabilire le condizioni minime del servizio dei futuri gestori. Né nulla si sa per il momento dell’eventuale creazione di una nuova authority per la regolamentazione del settore, in cui entro il 2011 entreranno in modo massiccio i privati.

Secondo il governo, il servizio idrico sarà più efficiente e grazie ai privati diminuiranno le perdite d’acqua lungo la rete. È davvero così? “Il gestore che in Italia registra meno perdite, secondo i dati del centro studi Mediobanca, è quello di Milano, che è interamente pubblico – dice Martinelli – mentre a Roma, Acea (che è una società quotata in borsa) non è così virtuosa, anzi è uno dei gestori con le perdite maggiori”. E Acea non deve preoccuparsi solo di fare investimenti sull’acquedotto, ma anche di remunerare i suoi azionisti: il Comune di Roma e, tra gli altri, Gdf Suez e l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone. “Una delle cose più gravi del provvedimento del governo è che dovranno aprirsi al privato anche i gestori pubblici più efficienti”, conclude Martinelli.

Della preziosa risorsa blu e dei rischi di una sua privatizzazione si parla in questi giorni anche a Ferrara, dove è in programma fino al 21 maggio “Accadueo”, la mostra internazionale sulle tecnologie per il trattamento e la distribuzione dell’acqua potabile e il trattamento delle acque reflue.

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