13 novembre 2018

Acqua post referendum. Il futuro è già qui

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Si tratta di trarre le conseguenze concrete di quella valanga di SÌ e procedere verso un nuovo modello di gestione del servizio: pubblico, trasparente e partecipato

di Ornella De Zordo*

Ornella De Zordo

Un milione e settecentomila toscani hanno votato per la ripubblicizzazione dell´acqua. Un dato enorme, frutto di centinaia di riunioni, incontri, dibattiti che dal 2003 – anno in cui a Firenze si tenne il primo «Forum mondiale alternativo dell´acqua» – hanno animato il territorio per affermare che l´acqua è un bene primario e un diritto umano inalienabile su cui i privati non devono fare profitti. Si tratta ora di trarre le conseguenze concrete di quella valanga di SÌ e procedere verso un nuovo modello di gestione del servizio. Che non vuol dire affatto ritornare a una gestione pubblica burocratica e inefficiente; la proposta alternativa è quella di un modello completamente nuovo di pubblico trasparente e partecipato, i cui buoni esempi in Europa da Parigi a Siviglia indicano tutti i vantaggi sociali, economici e ambientali.

I pilastri di fondo di questo nuovo modello di servizio idrico sono già delineati nella proposta di legge di iniziativa popolare del 2007, su cui sono state raccolte oltre 400.000 firme, e che giace tuttora indiscussa nelle aule del Parlamento. I principi culturali da cui nasce la proposta sono noti. Meno noti i risvolti tecnici e i meccanismi di investimento, sui quali può essere utile soffermarsi. Si prospetta infatti un meccanismo tariffario sostitutivo di quello attuale nel quale la tariffa deve coprire tutti i costi, compresi – in teoria – quelli degli investimenti, con l´effetto ben verificabile di una insufficienza di risorse effettive. E´ ormai appurato che dagli anni ‘90, quando si diffondono i processi di privatizzazione, in Italia si passa dai 2 miliardi di euro annui a circa 700 milioni di investimenti. Un crollo che sancisce anche sul piano economico il fallimento della gestione privatistica dell´acqua (come del resto di altri servizi, con buona pace dei cultori del “privato è bello”).

La proposta di legge prevede che la tariffa copra i costi operativi del servizio più i costi degli interessi relativi al capitale derivante da un intervento di finanza pubblica; che la tariffa si articoli tra una quota fissa e una variabile sulla base delle fasce di consumo, in modo da disincentivare i consumi eccessivi e da garantire, solo per le utenze domestiche, un primo volume di consumi ritenuto essenziale. Si prospetta infatti che la fiscalità generale finanzi il quantitativo minimo vitale, fissato in 50 litri/giornalieri/abitante (la media del consumo oscilla intorno ai 300 litri); e che il costo degli investimenti sia coperto in parte dalla finanza pubblica (ristrutturazioni) e in parte dalla fiscalità generale (nuove opere).

Il nodo è in sostanza come finanziare il servizio idrico, come offrire un servizio migliore, come tutelare un bene finito e essenziale. Proprio su questi aspetti è stata presentata da parte del Comitato Referendario «2 sì per l´Acqua Bene Comune» una proposta concreta che declina i principi della proposta di legge, con tanto di simulazione degli effetti complessivi sul servizio idrico nel nostro paese. Nel convegno «Come finanziare il servizio idrico integrato: proposte per un nuovo piano di investimenti nazionale» (http://www.youtube.com/playlist?p=PLECCEA1D4A79C86AD) si è dimostrato, dati ufficiali alla mano, che applicare la proposta di legge significa abbassare la tariffa media da 1,49 euro mc a 1,03 euro, attivare una accelerazione negli investimenti con lo strumento del prestito irredimibile, attingere alla finanza pubblica per 2,7 miliardi di euro annui a saldo zero semplicemente attingendo (a titolo esemplificativo) a quei 123,5 miliardi per acquisto di 131 cacciabombardieri F35.

Il popolo dell´acqua, che per primo ha posto il problema più generale dei servizi pubblici in Italia e che è dotato di eccezionali competenze, è pronto a discuterne. Per comprendere meglio le opportunità di questa proposta il 2 e 3 luglio a Roma si terrà l´assemblea nazionale dei movimenti per l´acqua. Aperta a tutti. Sarebbe utile che amministratori e politici uscissero da logiche ingessate, riconoscessero il fallimento della gestione privatistica delle spa e considerassero con oggettività almeno i vantaggi che la proposta comporta anche per la finanza pubblica locale. Noi a questi vantaggi concreti ne aggiungiamo un altro: la gestione pubblica del servizio idrico non è solo un fatto tecnico o economico, ma si lega strettamente alla sovranità popolare e alla democrazia.

* consigliera comunale perUnaltracittà, da Repubblica Firenze del 30 giugno 2011

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