Acqua, l'Autorità toscana tradisce il referendum e censura la partecipazione dei cittadini

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di Carola Del Buono

L’assemblea dei sindaci dell’Autorità idrica Toscana (AIT) è stata chiamata martedì scorso ad esprimere un parere sulle nuove tariffe dell’acqua definite dall’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas (AEEG). La riunione è stata dichiarata  “a porte chiuse” dall’AIT, presieduta dal sindaco Pd di Livorno Alessandro Cosimi, per celare le tante divisioni tra i 50 sindaci in rappresentanza dei 287 loro colleghi toscani, spaccati dalla decisione di assecondare i profitti dei privati (i più) o la sovranità popolare (pochi). Così l’ingresso è stato vietato ai cittadini e ai partecipanti del presidio organizzato dal Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua che si è svolto fuori dalla Facoltà di Agraria dove si teneva la riunione istituzionale.

Gli unici che sono potuti entrare durante l’incontro sono stati due rappresentanti di società idriche private tra cui Claudio Ceroni, presidente dell’Acquedotto del Fiora. Il suo ingresso ha indignato non poco i partecipanti al presidio da cui sono partite urla di “vergogna”. La decisione di non rendere pubblico il dibattito dell’assemblea contravviene di fatto il regolamento dell’Ait che prevede infatti: “Le sedute delle assemblea di norma sono pubbliche, salva la trattazione di argomenti riservati, quali, in particolare, quelli che presuppongono valutazioni ed apprezzamenti su persone”. Anche ad alcuni giornalisti è stato negato l’accesso. Eppure erano stati addirittura convocati per assistere ad una conferenza stampa organizzata per le 12.30 e in realtà iniziata solo intorno alle 14.00.

Fuori dalla sede dell’AIT i rappresentanti del Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua avevano steso un lungo striscione blu costituito dalle bandiere simbolo del Referendum cucite insieme, come fosse un “red carpet” su cui i sindaci hanno calpestato allegramente gli esiti referendari e la sovranità popolare. Per il Forum, confortato anche dalle sentenze della Consulta e del Tar della Toscana, le nuove tariffe con un incremento tra il 7 e il 10% danneggiano i cittadini, e sono illegittime perché ignorano bellamente l’esito referendario: infatti permettono alle società per azioni che gestiscono i servizi idrici di dividersi gli utili, mentre il referendum ha abrogato questa possibilità. Un solo esempio. Publiacqua nel 2011 ha fatto 16 milioni di utile e ben 11,5 sono spariti nelle tasche dei soci, privando i cittadini di preziosi investimenti nella rete.

“Siamo qua per difendere ciò che gli italiani hanno voluto con il Referendum”, ha sostenuto Franco Rovascio del comitato livornese. “Abbiamo fatto pressione sui sindaci per non far loro approvare questa tariffa truffa e per non farli cedere ai ricatti dei gestori, che minacciano il blocco degli investimenti. Questi ultimi sono fatti comunque poco e male, come dimostrano molti casi di fognature malfunzionanti qui in Toscana”. Massimo Bani, del comitato di Firenze, continua: “Il sindaco di Firenze si è sempre schierato contro il Referendum e l’amministrazione segue la sua linea per fargli un piacere. Gli unici che si oppongono a tutto questo sono Ornella De Zordo e Tommaso Grassi, che rappresentano l’unica vera opposizione e difendono i diritti dei cittadini”. Secondo Rosalba Volpe, del comitato livornese, “privatizzare l’acqua non rappresenta affatto una soluzione in quanto i privati non sanno gestirla”. E ha citato in tal senso “il black out completo a cui Livorno è stata costretta a causa della cattiva manutenzione e che ha portato a tre giorni senza acqua. Le aziende private non sono obbligate a fare nulla, ci guadagnano e basta – ha concluso Rosalba. Pensano solo a fare profitti”.

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