Acqua, il Tar della Toscana abbatte i profitti dei privati, che non ci stanno.

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di Fiorenza Bettini, attivista del infatti, la sentenza del Tar Toscana del 6 marzo 2013:

[…] il criterio della remunerazione del capitale di cui al D.M. 1.8.1996, essendo strettamente connesso all’oggetto del quesito referendario, viene inevitabilmente travolto dalla volontà popolare abrogatrice (Corte Costituzionale, 12.1.1995, n. 3). Ciò appare in linea con la finalità, perseguita con il quesito referendario avente ad oggetto l’art. 154 del d.lgs. n. 152/2006, di “rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua” (Corte Costituzionale, 26.1.2011, n. 26).

C’è grande gioia tra i militanti, ma anche un po’ di amarezza. Come mai, dopo aver vinto un referendum, ci siamo dovuti rivolgere al Tar per chiedere il rispetto della legge?

Anche il parere del Consiglio di Stato del gennaio 2013 ha dato ragione ai Movimenti: la remunerazione del capitale – il profitto garantito – è illegittima perché è stata abrogata dal referendum. La sentenza del Tar Toscana ha valenza nazionale, perché attiene al rapporto tra fonti giuridiche e rispetto della legalità costituzionale. Riguarda il secondo quesito referendario, in cui il 96% dei votanti ha detto “Sì, vogliamo eliminare la remunerazione del capitale”, ovvero quella voce di profitto annuo garantito introdotta dalla legge Galli del 1994. L’obiettivo del secondo referendum era quello di escludere la gestione dell’acqua e dei servizi pubblici locali dalle logiche del mercato per aprire la strada della ripubblicizzazione e del ritorno a una gestione pubblica e partecipativa. Dopo questa sentenza, tutti gli utenti hanno diritto a non vedersi più “accollata” in bolletta una rendita per il gestore. Chi si sta autoriducendo la bolletta attraverso la campagna di obbedienza civile promossa dai Movimenti per l’acqua ha un’ulteriore conferma di averne pienamente diritto. Nonostante ciò, oggi siamo di nuovo di fronte al tentativo di cancellare il referendum. Dopo il parere del Consiglio di Stato, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg) ha emanato una nuova tariffa per il servizio idrico integrato.


Secondo il Forum dei Movimenti per l’acqua, si tratta di una tariffa-truffa, perché elimina la remunerazione del capitale, ma la reintroduce sotto nuovo nome, “oneri finanziari” (presunti e non documentabili come spese per il servizio); inoltre, perché è retroattiva al 2012 e produce un aumento delle quote di capitale che renderanno ancora più difficile il ritorno a una gestione interamente pubblica.

In Toscana su questo tema si è giocata una partita importante. Il 30 aprile i sindaci sono stati chiamati a votare la nuova tariffa e per la prima volta alcuni di loro (Pistoia, Prato, Arezzo e altri comuni più piccoli) hanno dato parere negativo. Altri, invece, pur approvandola, hanno votato un documento di disapprovazione del nuovo metodo tariffario. Samuele Bertinelli, sindaco di Pistoia, aveva inviato una lettera a tutti i colleghi invitandoli a riflettere sui rischi del nuovo metodo. Bertinelli ha anche aperto un tavolo per la ripubblicizzazione dell’acqua con il Forum toscano; l’ipotesi è quella di creare un consorzio di comuni e uscire dalla gestione di Publiacqua, società composta al 40% da società private. I gestori non hanno usato mezzi termini e sono arrivati a minacciare, in caso di bocciatura della tariffa dell’Aeeg, il blocco degli investimenti, inclusi quelli obbligatori per legge in materia di fognature e depurazione, come veri e propri padroni dell’acqua.

La mattina del 30 aprile il Forum toscano dei Movimenti per l’acqua si è dato appuntamento per un sit-in davanti alla sede dell’Autorità idrica a Firenze. I militanti hanno steso il lungo striscione cucito unendo le bandiere dell’acqua sulla scalinata d’ingresso a mo’ di tappeto rosso: “Così i sindaci hanno calpestato il referendum!”. È esattamente quanto è successo. La maggioranza dei sindaci ha approvato la tariffa-truffa a porte chiuse, nonostante il regolamento dell’Autorità idrica toscana definisca le assemblee come pubbliche.1

Facciamo un passo indietro. La Regione Toscana è stata la prima in Italia a sperimentare una gestione mista, al 60% pubblica e al 40% privata. I principali soci privati in Toscana sono la multinazionale Suez, Acea, Caltagirone, Monte dei Paschi e Iren nella zona di Livorno. Formalmente si tratta di società a controllo pubblico, perché sono i sindaci ad approvare le tariffe e il Piano d’ambito; di fatto, però, è il socio privato a nominare l’amministratore delegato, che prende tutte le decisioni fondamentali. Pochi mesi dopo il referendum, i sindaci toscani sono stati chiamati a votare la nuova tariffa in assemblea. Il voto favorevole a maggioranza di una tariffa che conteneva ancora il profitto garantito da parte di sindaci che nel centro-sinistra si erano schierati a favore del referendum è stato un duro colpo alla democrazia. Incalzati pubblicamente, molti sindaci, amministratori e gestori si sono trincerati dietro a un “c’è un vuoto legislativo, è colpa del governo”.

Eppure, nella sentenza di ammissibilità del secondo quesito la Corte Costituzionale (n. 26/2011) afferma che il referendum è “immediatamente applicabile”, essendo compresi nella tariffa i costi operativi, i costi per gli investimenti e gli ammortamenti sul capitale preso a prestito, comprensivi degli interessi effettivamente pagati agli istituti di credito. Gravissimo, dunque, il mancato rispetto di una sentenza della Corte Costituzionale. Nell’ex Ato2 (Autorità territoriale ottimale, oggi sostituita dall’Autorità idrica toscana) dei comuni del Basso Valdarno i sindaci non solo hanno approvato la tariffa che conteneva la remunerazione del capitale, ma il 6 dicembre 2011 hanno anche votato la proroga di concessione al privato fino al 2026. Qui il gestore è Acque Spa, i cui soci privati sono Acea, Suez, Mps, Gruppo Caltagirone e Consorzio toscano cooperative, e la remunerazione del capitale per l’anno 2012 è pari a 19.709 milioni di euro, soldi rubati alla collettività. Quel giorno il Forum toscano ha organizzato un presidio. Colin, instancabile attivista, arriva di buon mattino per tappezzare i muri che circondano la Casa del Popolo di San Miniato, Pisa, dove i sindaci sono chiamati a esprimersi. Ci sono circa una sessantina di attivisti per l’acqua bene comune. Partono i cori: “Senza se, senza ma, fuori l’acqua dalle Spa! – Il popolo italiano ha votato, fuori l’acqua dal mercato!”.

L’assemblea dei sindaci è a porte chiuse, contrariamente al regolamento. Dopo poco esce il sindaco di Lamporecchio, Giuseppe Chiaramonte, e racconta agli attivisti allibiti che gli è stato chiesto di uscire piuttosto che votare contro, in modo da risultare assente. Da quell’assemblea risulta unanime la volontà dei sindaci sulla proroga di concessione al socio privato e sul profitto nella tariffa. Il Forum toscano dei Movimenti per l’acqua scrive un comunicato di fuoco, ripreso da pochissimi giornali, intitolato “I padroni dell’acqua votano a favore dei predoni dell’acqua”. Nel testo si legge: “Acea, Monte dei Paschi di Siena, Suez e Caltagirone comandano e i sindaci, obbedienti, deliberano a dispetto del referendum”. È in quel momento che gli attivisti del Forum toscano decidono di ricorrere al Tar per veder rispettata la legge. La bella sentenza è arrivata dopo più di un anno.

Ecco come Erasmo D’Angelis, presidente di Publiacqua Spa, da poco nominato Sottosegretario alle infrastrutture, commenta la sentenza del Tar dal suo profilo Twitter: “Clamorosa sentenza Tar #Toscana che dà ragione a #sindaci ex Ato2 su proroga concessione dal 2021 al 2026 per favorire investimenti”. Il Tar Toscana, pur riconoscendo in pieno l’illegittimità della remunerazione del capitale, in effetti non ha riconosciuto il ricorso nella parte in cui si contesta l’allungamento della concessione in quanto “non appare lesiva della posizione dei ricorrenti i quali agiscono a tutela della propria posizione di utenti del servizio idrico”. Ma dal punto di vista politico è evidente che l’allungamento della concessione è un segnale di disprezzo della volontà popolare. Il primo quesito referendario ha indicato con chiarezza che la strada da percorrere è quella della ripubblicizzazione del servizio idrico.2

Per il momento non è ancora stato dato seguito alla proroga perché non è stata trovata la copertura finanziaria necessaria. Acque Spa ha contratto nel 2006 un mutuo di 255 milioni di euro con un pool di banche tra cui Monte dei Paschi di Siena e Depfa Bank, banca irlandese già condannata in un processo a Milano per i derivati venduti al Comune lombardo. Secondo il mito del “privato è bello ed efficiente”, la multinazionale Suez avrebbe dovuto portare il denaro necessario per gli  investimenti. In realtà, è la società mista pubblico-privata che si è indebitata contraendo un mutuo con le banche i cui costi sono coperti dalle bollette (per il principio del full recovery cost, per il quale tutti i costi gravano sulle tariffe). Inoltre, dai bilanci di Acque Spa risulta che sono stati acquistati derivati. Non sappiamo se abbiano o no arrecato danno al bilancio della società, ma sappiamo che gli enti pubblici oggi per legge non possono più sottoscriverli, perché si sono rivelati troppo rischiosi. Nel frattempo la rete idrica toscana è un colabrodo che continua a perdere il 40-50% di quanto viene immesso; solo due terzi del servizio sono coperti da depurazione. Per questo motivo l’Italia rischia una multa che, secondo le dichiarazioni di Giancarlo Cremonesi, presidente di Confservizi e Acea, può arrivare a circa 700 mila euro al giorno da parte della Corte Europea.

Malgrado la vittoria al Tar Toscana, il Forum italiano dei Movimenti per l’acquaha dovuto nuovamente fare ricorso contro la nuova tariffa-truffa che reintroduce il profitto. La nostra è una democrazia che va avanti a singhiozzo, anche a colpi di ricorsi al Tar. Quanto sarebbe più bello se sindaci, associazioni, lavoratori e cittadini, partecipando, ricominciassero a occuparsi della gestione di acqua, servizi pubblici e beni comuni come indicato nella legge d’iniziativa popolare! Certamente la gestione sarebbe più efficiente.

Noi ci siamo. E voi?

***

1 Il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi del Pd, ha votato a favore, nonostante l’indicazione approvata a maggioranza dal suo consiglio comunale, che chiedeva di “contrastare la tariffa transitoria in tutte le sedi in cui il comune è chiamato a formulare pareri e decisioni in merito al servizio idrico, in particolare nelle conferenze dei sindaci e nell’assemblea idrica toscana”. Per l’Ato3 invece solo Matteo Renzi, sindaco di Firenze, e Giovanni Bettarini, sindaco di Borgo San Lorenzo, hanno votato a favore.

2 Per esempio, nella delibera in cui i sindaci della provincia di Reggio Emilia decidono di non rinnovare la concessione alla multiservizi Iren per avviare un percorso di ripubblicizzazione, si legge: «Ritenuto che deve essere considerata la differenza tra il risultato “tecnico-giuridico” del referendum e quello politico: se è vero che il referendum non impone la scelta di un modello interamente pubblico è anche vero che il dibattito della campagna referendaria ed il conseguente voto popolare ha lanciato alla politica un messaggio chiaro e che, nella gerarchia dei servizi pubblici da mantenere in capo al pubblico (sia in termini di controllo che di gestione), l’acqua è considerata dai cittadini al primo posto».

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