Acqua bene comune, dall'assemblea fiorentina un appello per il quorum

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Sara Capolungo per l’Altracittà

I “Movimenti per l’acqua pubblica” si sono incontrati il 18 e 19 settembre scorso a Firenze. Alle spalle, la straordinaria raccolta di firme terminata a luglio con la consegna in Corte di Cassazione di un milione e 400mila adesioni per i tre referendum abrogativi. Un milione e 400mila persone che si oppongono alla privatizzazione dell’acqua stabilita dal decreto Ronchi. Nei prossimi mesi, invece, avrà inizio una lunga e complessa campagna informativa, in vista della scadenza referendaria della prossima primavera.

L’assemblea fiorentina, che ha visto la partecipazione di quasi quattrocento persone, si è aperta con il saluto del comitato toscano seguita dall’intervento di Oscar Olivera, capofila delle battaglie per l’acqua in Bolivia, e da una testimonianza da Hasankeyf, luogo simbolo della lotta del popolo curdo contro la costruzione delle dighe sul fiume Tigri.

La giornata è proseguita con la formazione di quattro diversi gruppi di lavoro dedicati ad altrettanti aspetti problematici che i Movimenti devono affrontare. Il primo gruppo “Il futuro dell’acqua è nelle nostre mani”, si è occupato delle vertenze territoriali e delle iniziative portate avanti in tutta Italia in nome dell’acqua come bene pubblico non privatizzabile; il secondo “Verso il referendum, costruiamo il quorum” ha invece discusso sia dei modelli di autofinanziamento sia di quelli comunicativi da utilizzare in vista del referendum della prossima primavera; il terzo gruppo si è dedicato allo studio del modello “Gestione pubblica partecipata del servizio idrico”, mentre il quarto, “Pianeta acqua” ha dedicato l’attenzione allo scenario internazionale.

L’assemblea si è conclusa con un http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&view=article&id=557:appello-assemblea-movimenti-per-lacqua&catid=137“>appello rivolto alle donne e agli uomini di questo paese perché “in questi mesi si apra una grande stagione di sensibilizzazione sociale sul tema dell’acqua”, dato che “privatizzare l’acqua sarebbe come privatizzare nostra madre” disse padre Alex Zanotelli, qualche mese fa a Roma, all’inizio della campagna di raccolta firme. O, per dirla con le parole del giurista Stefano Rodotà, “l’acqua non è un bene pubblico, ma un bene comune”. Quindi un bene che va molto al di là della solita dicotomia pubblico-privato e per la quale “è necessario trovare una forma di gestione comune, come è scritto all’articolo 43 della Costituzione”.

E adesso si apre una stagione in cui i “Movimenti per l’acqua” devono moltiplicare gli sforzi per parlare a 60 milioni di italiani e portare alle urne almeno la metà dell’elettorato, per il raggiungimento del quorum. “le difficoltà non mancheranno”- ammette Luca Faenzi, portavoce del Movimento –“ ma possiamo contare sulla capacità e sulla determinazione di decine di migliaia di volontari, che metteranno a disposizione il loro tempo e le loro energie per convincere tutti della necessità del successo referendario”. Perché la democrazia è anche questo e perché, conclude Faenzi, “tutto inizia dall’acqua”.

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