13 dicembre 2018

Aborto. Pillola Ru486, in day hospital si può

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Rossi: il ricovero non è l´unica strada per la somministrazione. Le linee guida della Regione non obbligano alla permanenza in ospedale

di Michele Bocci

Il ricovero ordinario non è l´unica strada per somministrare la Ru486 in Toscana. La Regione, la prima ad acquistare la pillola abortiva all´estero già nel 2005, ha sì delle linee guida che prevedono la permanenza della donna in ospedale ma non dettano un obbligo: si può scegliere anche il day hospital. A dirlo è il nuovo governatore Enrico Rossi, già assessore alla salute. «Le linee guida sono state fatte dai medici, cioè dal consiglio dei sanitari. Però non sono vincolanti, ogni professionista decide sotto la sua responsabilità, sia se rimandare la donna a casa dopo aver preso il farmaco, sia se farla restare ricoverata». Si tratta di un´apertura non da poco, in questo periodo di polemiche sul ricovero.

Rossi negli ultimi mesi, già da prima dell´inizio della campagna elettorale, non aveva mai parlato volentieri di Ru486. Restava la scelta di cinque anni fa di lasciare liberi gli ospedali di comprare in Francia il medicinale della discordia. Dopo le elezioni sono arrivate le uscite dei neogovernatori leghisti di Piemonte e Veneto, che addirittura vogliono impedire la vendita della pillola abortiva nelle loro Regioni. E allora il successore di Martini si è esposto: «La Lega è vergognosa. Ma dove vive Cota? Siamo in Europa. Stanno facendo un passo verso l´illegalità. Mancano di rispetto alle donne e all´autonomia dei professionisti. Roba da trogloditi. Io li sfido a combattere la piaga dell´aborto, un dramma per le donne. Vorrei che tra i governatori ci si sfidasse per discutere di riduzione del numero degli aborti. E invece si brandisce la Ru486 come arma. Il nostro paese trasforma tutto in guerra civile».

Riguardo alla situazione toscana Rossi spiega: «Quella farmacologica è una metodica di intervento per procurare l´aborto che si affianca a quella chirurgica. Una volta stabilito che si tratta di applicare la legge 194 come farlo è solo un dato tecnico la cui competenza è prima di tutto dei medici. Riguarda il rapporto speciale che c´è tra l´operatore e la paziente. Bisogna affidarsi al senso di responsabilità del medico, che agisce secondo scienza e coscienza e al diritto del paziente di dire la sua». Nemmeno le linee guida toscane possono scalfire questi principi. «E infatti non sono vincolanti. Del resto nessuno può imporre il ricovero obbligatorio, previsto solo in casi speciali. Tutta questa discussione è un´orgia di idiozie. Frutto delle bollicine della festa per il successo dei due neogovernatori leghisti».

Ieri a Firenze i Radicali hanno sostenuto che il protocollo regionale che prevede il ricovero «è un paletto atto a scoraggiare la libera scelta delle donne a favore dell´intervento farmacologico o di quello chirurgico». Questo avrebbe fatto sì che alla fine solo poche strutture (tre o quattro ospedali, tra cui non Careggi e l´azienda ospedaliera pisana) in questi anni hanno somministrato la pillola. Secondo i senatori Donatella Poretti e Matteo Perduca, Rossi dovrebbe «prendere a modello il protocollo scelto dall´Emilia Romagna, che somministra la Ru486 in day hospital». Il governatore risponde ai Radicali con le stesse motivazioni che lo portano a polemizzare con Cota e Zaia: «Io non posso imporre a nessuno di utilizzare una metodica o un´altra. Neanche il day hospital. Ma stiamo scherzando?».

Le prime confezioni di Ru486, un centinaio, arriveranno i primi giorni della settimana prossima nel magazzino Estav di Pisa. Il farmaco potrà essere richiesto dagli ospedali delle Province di Pisa, Lucca, Livorno e Massa Carrara.

Fonte Repubblica

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