24 settembre 2018

A Sesto la differenza si vede

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4 febbraio scorso, i Sestesi hanno dato inizio ad un gesto d’amore per l’ambiente e per la loro comunità. In quella data infatti è partito l’esperimento di raccolta dei rifiuti urbani con il metodo “porta a porta”, limitato ad un’area del centro storico di Sesto Fiorentino.
I risultati sono stati eclatanti fin dalle prime settimane. Parlando con i numeri del Quadrifoglio: le circa 1200 persone (211 utenze domestiche e 250 commerciali, per un totale di 549 utenze), hanno ridotto la quantità di rifiuti non riciclabili a 3,9 tonnellate contro le 8,68 prodotte all’inizio della campagna. In sole 3 settimane i rifiuti differenziati sono passati dal 13,45% al 61,16%, mentre a Firenze la percentuale è stata nel 2004 pari al 31,48% con un aumento rispetto all’anno precedente del solo 0,4%.
Un’operazione d’informazione e sensibilizzazione ben riuscita ha trasmesso alla cittadinanza, modalità e responsabilità della campagna. Sin dall’inizio tutte le famiglie e gli esercizi del quartiere sono stati messi al corrente dell’iniziativa, coinvolti e convinti dei vantaggi ottenibili dal progetto, sia in termini di comodità che di eco-sostenibilità.
Con il nuovo tipo di raccolta spariscono i cassonetti dalla strada ed agli utenti vengono distribuiti sacchetti di colore diverso. I rifiuti si differenziano a casa (o in negozio) per poi depositarli, in giorni ed orari stabiliti, fuori dal portone per la strada. Gli operatori del Quadrifoglio, a detta di tutti:”molto efficienti e puntuali”, li raccolgono e li portano direttamente alle cartiere, vetrerie, ecc, dove vengono avviati ai processi di riciclaggio. Le utenze coinvolte percepiscono molto positivamente il progetto – “la mattina esco per andare a lavoro non devo neppure arrivare al cassonetto, me lo vengono a prendere a casa… Inoltre se serve a qualcosa ben venga”. Anche per chi differenziare è più difficile, c’è la volontà di riorganizzare il lavoro e dare il proprio contributo alla raccolta, come testimonia il proprietario di un noto esercizio pubblico del centro: “Prima, mi ricordo che non si faceva, e non la faceva quasi nessuno… Sono passati negozio per negozio, ascoltando le esigenze di tutti… Insomma ci s’adatta… chiaro che quando c’è il pienone può scappare il tovagliolino nel sacchetto sbagliato, ma si cerca di riorganizzare la cucina e di collaborare”.
Bisogna ammettere però che nonostante si tratti di 549 utenze, i costi di raccolta lievitano di circa € 50.000 l’anno, anche se da una parte si risparmia riducendo i rifiuti indifferenziati da smaltire. Allo stesso modo non va sottovalutata la difficoltà di commercializzare i materiali riciclati, come vetro e plastica, in un mercato dominato dall’oligopolio di poche multinazionali. Nei quartieri dove gli edifici contano oltre cento famiglie, non mancherebbero i disagi prodotti dai sacchetti in quantità posti fuori dal portone e dal via vai degli automezzi che li prelevano.
Come per tutti i problemi, c’è necessità di mediare tra soluzioni diverse e compresenti senza perdere di vista le buone pratiche.
Il comune di Firenze, nel centro storico (Castrum Romano) raccoglie “porta a porta”, ma senza differenziazione. Ogni notte si ripulisce la città che di giorno si vende al turismo selvaggio, non c’è spazio per i cassonetti ne tempo per differenziare.
L’esperienza di Sesto è la dimostrazione inequivocabile che esistono le potenzialità per fare bene, che il mancato raggiungimento del 35% di differenziazione stabilito dal Decreto Ronchi deriva da una serie di scelte politiche e non dalla scarsa volontà dei cittadini.

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