A qualcuno non va giù

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Polemiche, mezze frasi e marce indietro. Questa la sintesi di quanto è stato detto e fatto nelle ultime settimane dentro e fuori il Consiglio Comunale, riguardo alla privatizzazione di Publiacqua.
La voce di Monica Sgherri (Rifondazione Comunista) si è alzata contro il previsto aumento tariffario del 14% in bolletta e la nuova politica strategica del “doppio rubinetto”. Le nuove costruzioni, infatti, dovrebbero essere fornite, anziché con l’acqua cosiddetta “normale”, con “acqua buona” più cara, meno costosa rispetto all’acqua minerale. I dubbi sono sui metodi dei futuri controlli sulla qualità dell’acqua. Quali parametri usare?
Non è passato del tutto indifferente neanche il Piano d’Impresa commissionato a Fidi Toscana da parte di Publiacqua. Gabriele Toccafondi, capogruppo di Azione per Firenze, e la stessa Sgherri hanno riportato i medesimi dati, secondo i quali nei prossimi 20 anni è previsto il raddoppio degli introiti senza variazioni del costo del personale, di gestione e manutenzione. Risultato: stesso servizio ma aumento dei costi.
Ecco allora la proposta di aderire alla “Carta dell’acqua” degli enti locali e dei cittadini, dove gli amministratori si impegnano a “mantenere nella sfera pubblica proprietà e gestione dell’acqua, capitale e servizi ad essa collegati; a garantire la sicurezza dell’accesso all’acqua nella qualità e quantità necessarie alla vita a tutti i membri della comunità locale”. Per questo, l’accesso a 40 litri al giorno per ogni persona deve essere garantito come diritto, e i costi necessari al mantenimento di tale diritto devono essere a carico della collettività.

Dopo l’uscita del bando per la selezione del socio privato di minoranza di Publiacqua, invece, molte voci si sono levate per chiederne la sospensione. Le prime polemiche sono piovute sulla mancanza di trasparenza del bando, poiché era stato imposto il segreto sulle procedure di gara. La faccenda si è risolta con la smentita da parte dell’assessore ai lavori pubblici Paolo Coggiola. Forse un malinteso non ha permesso di capire che il bando prevedeva solo la procedura dei lavori della Commissione a porte chiuse.
In Comune c’è ancora chi chiede la revoca a Publiacqua e la messa in gara del servizio, mentre proposte di sospensioni e soluzioni alternative sono state alimentate dai dibattiti sulla questione acqua fatti durante il Social Forum Europeo. Ecco allora gli inviti a “pensare globalmente, agire localmente”, destinando un centesimo di euro per ogni metro cubo d’acqua consumato alla battaglia contro la sete nel mondo. Stimoli interessanti sono scaturiti dal Forum anche per le modalità gestionali, come ad esempio il superamento della forbice pubblico-privato attraverso la promozione dell’azionariato diffuso e forme di serrato controllo sulla qualità ed eticità del servizio.
Nonostante questo, la privatizzazione continua quasi per forza.

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