500 persone: ecco gli 007 di Moretti, l'amministratore di Ferrovie dello Stato

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di Daniele Martini per il Fatto Quotidiano

Forse neanche la Stasi, l’efficientissima e famigerata polizia segreta della Germania comunista, nell’autunno di quattro anni fa, Moretti ha deciso di potenziare con metodo l’intelligence interna che ora risulta composta dalla bellezza di circa 500 persone, un agente in media ogni 160 dipendenti. Cinque volte più di quelli in organico con la precedente gestione.

Un’armata da 20 milioni di euro
NESSUNA GRANDE azienda italiana ha una security così folta; solo la Telecom dei tempi d’oro di Marco Tronchetti Pro-vera e Marco Tavaroli aveva messo su un apparato di 007 che poteva reggere il confronto con quello morettiano. Ma dopo l’uscita della coppia dal gruppo telefonico, l’intelligence interna è stata subito dimezzata. Si è scoperto dopo a che cosa servivano quel grande orecchio e quel grande occhio alla coppia Tronchetti-Tavaroli, ossessionata dalle spiate e dai dossier e intenzionata a conoscere ogni soffio della vita interna del gruppo. Non è ancora chiaro,invece,per quale ragione l’amministratore delle Ferrovie abbia voluto un apparato così massiccio di controllo aziendale. Un esercito che,oltretutto, costa un sacco di soldi, almeno una ventina di milioni di euro all’anno solo di retribuzioni, senza contare le spese di gestione, dalle attrezzature informatiche alle auto, dagli uffici agli arredi. Venti milioni di euro non sono tantissimi, quasi si perdono nelle poste del bilancio miliardario dell’azienda dei treni,ma sono molti considerando prima di tutto che si tratta di quattrini pubblici e poi che il gruppo continua a tagliare ovunque, a mandar via gente, ferrovieri, impiegati, dirigenti, a colpi di migliaia all’anno, per risparmiare il più possibile.

A che serve la polizia allora?
LE FERROVIE sono una grande holding da cui dipendono altre società, da Trenitalia a Rfi (Rete ferroviaria italiana), un’azienda presente su tutto il territorio nazionale con 16 mila chilometri di binari, 10 mila treni al giorno in media in circolazione, una decina di grandi stazioni, un centinaio di stazioni di medie dimensioni, centinaia di depositi di materiale da dove peraltro continuano a sparire quintali e quintali di rame razziati dai ladri. È anche vero, però, che su tutto questo ambaradam sorveglia e controlla anche la polizia ferroviaria e rispetto ai tempi precedenti all’era Moretti non è che le necessità complessive di sicurezza siano aumentate così vertiginosamente da giustificare la moltiplicazione per 5 dell’organico dell’intelligence. Evidentemente un’intelligence interna così ramificata probabilmente serve anche ad altro. A che cosa? Si possono fare solo congetture e illazioni.

Quando c’erano le telecamere
L’UNICO CONFRONTO possibile è con l’esperienza all’apparenza simile della Telecom dove l’ossessione per la security aveva indotto gli amministratori a gonfiare gli organici degli 007. Di certo nell’azienda dei treni, a torto o a ragione, è forte e molto diffusa a tutti i livelli, dai dirigenti ai quadri intermedi, dai ferrovieri agli impiegati fino ai sindacalisti, l’impressione di essere costantemente sotto osservazione. Tra i ferrovieri non si respirava un clima di sospetti così pesante neanche ai tempi di Lorenzo Necci, il manager che, scampato alla prima ondata di Tangentopoli, fu preso da una smania così acuta di controllo e prevenzione da far installare decine di telecamere nei corridoi della sede centrale in piazza della Croce Rossa a Roma e da organizzare poi il primo gruppo di intelligence interna strutturato intorno alla professionalità di ufficiali della Guardia di Finanza, un drappello di agenti che in parte costituisce tuttora l’asse portante degli 007 dell’era Moretti.

Tra quegli ufficiali c’era, per esempio, Raffaele Ferrara che, di promozione in promozione, ora è arrivato alla guida dell’Amministrazione dei Monopoli di Stato (Aams). E poi il maggiore Mauro Floriani, detto il signor Mussolini perché marito di Alessandra, ora deputata del Pdl. Un giovane (a quei tempi)a cui Pierfrancesco Chicchi Pacini Battaglia, il grande elemosiniere dei partiti della Prima Repubblica, dette 100 milioni di lire “per il finanziamento della campagna elettorale della moglie”, stando almeno a ciò che risulta da una deposizione resa dal faccendiere ai magistrati. E infine c’era il capitano Franco Fiumara che ora è diventato il capo della divisione della Sicurezza ferroviaria subentrando a Damiano Toselli passato alla Telecom al posto di Tavaroli. È proprio Fiumara l’uomo forte della grande intelligence dei binari. Non solo è in azienda da circa un quindicennio e quindi è un veterano e conosce tutti gli aspetti del gruppo, i punti forti e le debolezze, ma per di più ha un rapporto consolidato e di lunga data proprio con Moretti. Quando quest’ultimo era amministratore della rete (Rfi), il capo della Sicurezza interna della società era proprio Fiumara e quando Moretti è diventato amministratore dell’intero gruppo ferroviario, quasi subito ha voluto che il suo rodato collaboratore diventasse responsabile di tutta la security.

I buchi nella rete
NONOSTANTE il cospicuo rafforzamento, però, il servizio segreto dei binari ha toppato clamorosamente proprio in una delle vicende recenti e più gravi di malversazione interna: le ruberie attraverso gli appalti per la manutenzione delle carrozze di Trenitalia e del settore merci perpetrate dalla cricca che faceva capo a Raffaele Arena, alto dirigente Fs ed esponente di quella “sinistra ferroviaria” di cui per anni lo stesso Moretti è stato l’esponente più in vista.

Nonostante le truffe di Arena fossero state segnalate ai dirigenti dell’azienda prima da Sandro Biagianti, ex dirigente dell’antiterrorismo Ugicos diventato responsabile della Sicurezza di Trenitalia, e poi da un accurato rapporto preparato dall’audit interna all’inizio del 2007, e nonostante lo stesso Arena,preso con le mani nel sacco, fosse stato licenziato un mese dopo, nessuno è riuscito a fermare le sue ruberie. Arena ha continuato come se niente fosse in combutta con molti dirigenti ferroviari sotto il naso della grande armata dell’intelligence ferroviaria. La sorprendente circostanza emerge in maniera chiara dalla lettura delle 215 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Arena firmata 2 mesi fa dal giudice del Tribunale di Napoli, Luigi Giordano. Scrive il magistrato: le segnalazioni interne e il licenziamento “non hanno impedito allo stesso Arena – evidentemente di concerto e unitamente ad altri dirigenti di Trenitalia compiacenti – di proseguire nella perpetrazione della sua ben congegnata attività delittuosa”. Ancora per mesi e anni, dal febbraio 2007 all’estate 2010, quando è stato messo in carcere.

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