Perché non riapre il Forte Belvedere?

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Dedicato ad Angela Manni, mamma di Luca e ad Anna Maria Bettini, mamma di Veronica, due donne accomunate dalla perdita, irragionevole e incancellabile, dei loro figli.

Il magico Forte Belvedere, da lungo tempo chiuso, si presenta prepotentemente al ricordo, ora che si va verso l’estate. Notti estive, affollate e ciarliere, angoli dedicati alla musica, altri alla chiacchiera, altri al cinema, nessuna sovrapposizione fastidiosa ma solo il senso di un respiro corale. Al fresco. E chi non se lo ricorda quell’enorme divano rosso da cui guardare la cupola illuminata del Duomo, dopo averla vista stagliarsi in un tramonto mozzafiato? E’ tutto vero, ma nello sfondo le tragedie. Verissime e irrisolte. Se n’è ricordata, in questi giorni, anche la commissione ambiente e mobilità del Comune di Firenze, che ha approvato il 21 aprile una mozione che impegna il sindaco a “definire con urgenza un incontro fra Comune e Soprintendenza per concordare definitivamente il progetto di messa in sicurezza”. E’ utile leggere allora queste riflessioni di Lucia Evangelisti, fatte perchè si tenga conto di “altre” sicurezze, oltre all’illuminazione e ai guardiani.

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Foto di Riccardo Gervasoni

Ero al Belvedere il lontano martedì 15 luglio 2008 per l’inaugurazione della mostra di David La Chapelle. In conferenza stampa, il giorno prima, l’assessore alla cultura Giovanni Gozzini dichiarava il suo intento di potenziare il Forte, sottoutilizzato anche, a suo dire, per la pigrizia dei fiorentini che non si arrampicano volentieri fino a questa splendida struttura. A parte l’ovvio che gli autobus sono rarissimi e i giri in macchina che si è costretti a fare sono disumani per l’inspiegabilità del senso unico di via San Leonardo, già lì avevo avuto un flash che il Forte era stato a lungo chiuso, non per mancanza di espositori o di pubblico, ma perchè un ragazzo di 20 anni era volato di sotto da un muro di cinta, scambiandolo per un muretto di separazione fra due prati.

Aspettando l’apertura, ho fatto un giro del Belvedere nello splendido tramonto e ho capito meglio – con rinnovato sgomento – che altre possibilità di errori fatali erano in agguato per il fatto che dietro al muro di cinta, in certi tratti, appaiono le fronde di alberelli che pensi piantati in terra, con la base del tronco non visibile a causa del muretto. E invece sono alberi abbarbicati con le radici sull’altissimo muro di cinta, poco sotto il parapetto dalla parte del vuoto. Che, oltretutto, stanno a indicare scarsa manutenzione e, con le loro radici, danneggiano i vecchi storici muri. Dicevo agli amici: Ma perchè non ci hanno messo, torno torno alla cinta muraria, quei lunghi chiodi inclinati che si vedono talvolta nei vecchi palazzi?

Fatta la stessa domanda, più tardi, a una guardia addetta alla sicurezza, mi sono sentita rispondere, con grande serietà: “Questo è un monumento storico e la Sovrintendenza lo vuole intoccabile”. Dichiarazione del tutto gratuita: il Comune, “chiesto ed ottenuto dalla Sovrintendenza un progetto di messa in sicurezza dei muri, non lo ha ancora attuato” afferma la sovrintendente Cristina Acidini.

Poche ore dopo, quella stessa sera, è volata di sotto una donna. Le dinamiche di questo incidente le accerterà la Procura di Firenze, che ha aperto un’inchiesta in cui è ipotizzato il reato di omicidio colposo per la morte di Veronica Locatelli.

Ma le informazioni raccolte, miste ad una banale riflessione, permettono già di ricostruire ciò che è successo. L’appuntamento di Veronica con gli amici, per festeggiare il suo compleanno, era sotto la luce del cinema, la sera tardi del 15. Tanta gente, convenuta per la mostra, una grande animazione dello splendido monumento, niente male per festeggiare. Si muove sul prato festosa e leggera, in direzione della luce. Una semioscurità, però si vede. “Faccio prima a passare da un prato all’altro, invece di stare a scendere nel camminamento in pietra. Basta scavalcare il muretto di mattoni rossi e proseguire a diritto”. La linea retta, il richiamo della scorciatoia. Detto fatto, dal prato si muove verso la luce con una falcata robusta, perchè deve scavalcare il muretto per planare sull’altro prato, come le suggeriscono gli alberelli ed arbusti che occhieggiano tutto intorno. E’ caduta nel vuoto guardando avanti,come gli esperti leggono dalle fratture e dalla loro sequenza. Per questo hanno parlato di suicidio. Il secondo colpo al cuore per una famiglia già così provata.

E ora la riflessione: il vedere umano è fortemente basato sull’interpolazione. E’ di tutti l’esperienza che, se da una tazza di caffellatte spunta un pezzetto di metallo, noi “sappiamo-vediamo” che c’è dentro un cucchiaino. Dinamiche queste che per i maghi sono pane quotidiano. Tant’è vero che anche Luca è caduto dalla stessa parte.

Per la magistratura ci sarà poi da chiarire un assurdo, dando, si spera, una sentenza che sia operativa.

Il cittadino è sempre più soggetto a leggi severissime, del tipo che se chiedi al fabbro una ringhiera, quello non te la fa più dell’altezza desiderata, ma solo al di sopra di un’altezza di sicurezza, pena multe salatissime per te e diffide per lui, che rischia anche di rimetterci la licenza. Benissimo, anche se sono leggi un po’ entranti (nelle scelte private di adulti “maggiorenni e vaccinati”).

Ma come la mettiamo col fatto che i luoghi pubblici non sono soggetti alle stesse leggi? O è per un conflitto di legislazioni che permette alle varie amministrazioni confluenti di rimpallarsi compiti e responsabilità? Verrà fatta luce sui fatti dalle indagini in corso, questo è certo. Ma perchè mai nessuno nel settore pubblico si prende la responsabilità di usare il buon senso? Eh si, perchè qui è la seconda volta che ci scappa il morto. E per evitarlo bastava forse solo disboscare i muri di cinta del Forte. Non è un problema di luci e non si può risolvere con un manipolo di guardiani. Nemmeno avessero vinto gare di corsa alle Olimpiadi riuscirebbero a coprire tutti i tratti del muro di cinta, in modo da trovarsi vicino ad un visitatore che scavalca il muretto sbagliato.

Ora il Forte continua a rimanere chiuso, anche se l’assessore Giovanni Gozzini assicurava, al momento della tragedia:” Il termine dell’inchiesta (per far luce sulle eventuali responsabilità e chiarire la dinamica della morte di Veronica Locatelli) è fissato per il 30 agosto (2008), ma è nostra precisa volontà fare prima.”

In realtà i tempi sono un po’ diversi. “Ci abbiamo messo due anni e un mese grazie alla mia rabbia e al dolore gridato a tutti, per arrivare all’udienza – ha commentato Angela Manni il 28 ottobre scorso.” Sta parlando del primo episodio, quello relativo alla morte di Luca, avvenuta il 3 settembre 2006, per il quale è ancora in esecuzione un supplemento di indagini.

Molti sono i laureati in architettura a Firenze, e soprattutto quelli di una certa età hanno fatto, come esercitazione di rilievo dei Monumenti, proprio il rilievo del Forte. Speriamo però si tenga conto che non tutti i visitatori hanno lo stesso grado di cultura “architettonica”, ma soprattutto che ognuno di noi è facile preda dei trucchi dei maghi.

0 Comments

  1. Alessandro Belli

    L’Amministrazione pubblica dovrebbe fare qualche sforzo di realismo e concretezza, evitando sia l’iper-regolamentazione sia l’assenza di controllo. Da una parte è oggettivamente difficile coprire il 100% di tutti ii pericoli dell’ambiente urbano, e a volte lo zelo di chi li prevede potrebbe anche generarne altri. In questi giorni è in corso una “autostradizzazione” indiscriminata dei Viali con dei brutti Mini New Jersey continui tra le carreggiate. Sarà pure vero che proteggono da “chi perde il controllo della macchina per un malore e invade la corsia opposta”. Ma quelli che moriranno perché l’ambulanza coronarica o i pompieri rimarranno imprigionati nel traffico? E quelli che moriranno investiti ai semafori per l’oggettivo incitamento a usare i viali come una pista?
    Ma parlando di ringhiere, è vero che molti edifici pubblici sono in totale violazione di norme di sicurezza che se non applicate da un architetto configurano addirittura il penale. Perché? Faccio un esempio concreto e verificabile: la piscinetta Franchi sotto lo stadio. Gli spalti su cui siedono bimbetti di due anni in attesa della lezione hanno una ringhiera senza fermapiede e senza grigliatura, in pratica un corrimano totalmente aperto sul passaggio verso gli spogliatoi. Un salto di quattro metri non protetto accanto al culetto di bambini che possono distrarsi e cadere. Chiesto alla Rari Nantes che opera l’impianto (di proprietà comunale): “a noi non interessa, se ci dicono che è a norma ci sta bene così”. OK. E il Comune? Si auto-pone in regime di deroga? Speriamo che nessuno si faccia male.

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  2. Lorenzo Cantini

    Come amico di Veronica ringrazio per questo articolo, bello anche se doloroso.
    Forte Belvedere, nei miei ricordi di giovinezza, la notte era chiuso. Rimaneva aperto solo lo spazio del cinema, limitato e raggiungibile con un percorso obbligato. Evidentemente era risaputo che c’erano dei rischi.
    Poi sono prevalse logiche diverse, magari non solo commerciali, ma anche in qualche modo “progressiste”, le mostre, i concerti jazz etc.
    Come se il divertimento “di sinistra” giustificasse il rischio per la vita umana più che l’apertura di un McDonald.
    Bisogna tornare a pensare alle nostre città come luoghi in cui vivere, in sicurezza se possibile, e non come luoghi da sfruttare.
    Bisogna tornare a mettere al centro di tutto la nostra umanità.

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  3. Francesco Azzini

    Apparte i trucchi dei maghi che sicuramente confondono sempre ma Veronica Locatelli non ha scavalcato il muretto di mattoncini rossi della cinta muraria del Forte. Basta vedere la sezione architettonica dello stesso muro per capire che basta la dimensione di una normale falcata da passeggio per passare dalla vita nel prato-terrapieno, alla morte dello strapiombo di 8 metri e 80 centimetri della cannoniera dove è finita la vita di Veronica e, badate bene, di Luca Raso nel 2006 oltre a due cani (notariamente i cani lupo sono usati per cercare di salvare la vita alle persone e non per siucidarsi “scavalcando” un muretto).
    Io inviterei tutti noi ad andare a visitare il sito ufficiale in memoria di Veronica Locatelli dove si può prendere atto di come sono andate le cose con estrema lucidità e chiarezza: http://www.veronicalocatelli.it.
    Come si poteva evitare i due decessi al Forte Belvedere?
    Semplicemente installando una ringhiera in quel preciso punto dove guarda caso, apparte l’assenza di luci di sicurezza, il terrapieno da dove proveniva passeggiando Veronica è a poco più di 50 centimetri e in linea con l’altezza del muretto della cinta difensiva. Bastava una ringhiera di ferro arrugginita da 100 euro e non sarebbe morto nessuno. La responsabilità è di chi sapeva e non ha fatto nulla per proteggere i cittadini; qualcosa ha fatto, però, ha dato la possibilità di apertura del bar alla Cooperativa Archeologia per inaugurare la stagione al Forte Belvedere. Questo sì che è stato fatto! Il Comune di Firenze nell’aprile 2008 spendeva 750000 euro circa per costriure un parcheggio sotto le mura del forte e dare una risistematina alle luci di sicurezza della galleria Diamantina all’interno del Forte ma nemmeno un euro per pagare un povero giardiniere per eliminare i famosi effetti di magia di cui si parla nell’articolo sopra; nemmeno un euro per proteggere la vita dei visitatori. Poteva morire chiunque; purtroppo è toccato a loro, tanto domani riapriremo le porte per l’inaugurazione della Mostra di Gucci e tutto sarà dimenticato.

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  4. Francesco Azzini

    La Cooperativa Archeologia è l’ente che ha preso in gestione la struttura del Forte Belvedere nel 2008; il Presidente è Simone Siliani, ex Assessore alla Cultura del Comune di Firenze quando morì Luca Raso nel settembre 2006.
    Cosa voglio sottolineare precisando quanto sopra?
    Che la leggerezza e la balordaggine con cui si organizzano e gestiscono strutture pubbliche come nel caso di Forte Belvedere non hanno limiti.

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  5. ANNA MARIA BETTINI LOCATELLI

    Sono la mamma di Veronica Locatelli e ringrazio, con tutto il cuore, Lucia Evangelisti per il bell’articolo e per il commento del capo redattore.
    Vorrei, tuttavia, precisare alcune cose: Veronica, quella sera del 15 luglio 2008, mentre stava per raggiungere il suo ragazzo e i suoi amici, non ha scavalcato il muretto, ha soltanto fatto un passo un po’ più lungo per passare da un prato a quello che sembrava essere un altro prato – i due “prati” sono alla stessa altezza – e si è attenuta alle indicazioni che la transenna, posta alla sua sinistra, le dava: la transenna impediva di entrare nel camminamento e Veronica, rispettosa delle indicazioni, è andata a diritto, passando nell’altro prato che invece era il vuoto della “cannoniera”.
    Lì, nello stesso punto, era già caduto e morto, il 3 settembre 2006, Luca Raso e, ancora prima, un cane lupo; nonostante ciò, nessuno aveva messo in sicurezza quel luogo – un baratro, lasciato così, senza nessuna protezione né segnalazione – .
    Ma come è possibile non mettere in sicurezza un luogo così pericoloso dove è già avvenuto un incidente mortale? Come giustificare la superficialità, l’irresponsabilità e l’indifferenza per la vita umana, da parte di chi deve garantire la sicurezza pubblica? Come tacere un fatto così grave?
    Sono certa che tutti quelli che volevano bene a Veronica e i Fiorentini tutti, intelligenti e sensibili, lotteranno con noi affinché le sia resa giustizia.
    Grazie, grazie a tutti.
    Anna Maria Bettini Locatelli
    http://www.veronicalocatelli.it

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  6. Lucia Evangelisti

    Rispondo alla mamma di Veronica

    Cara signora Anna Maria,
    la ringrazio per le belle parole e per la precisazione sulla dinamica dell’incidente. Nessuno è potuto più tornare sul luogo a vedere il punto esatto della caduta, ma le sue parole mi completano il quadro di quello che avevo ricostruito in base ai miei ricordi. Io parlo di attraversamento del muretto perchè, con la luce come l’avevo visto io prima del cocktail d’inaugurazione, l’inganno dei malefici alberelli dava l’idea di un prato più in basso di quello da cui proveniva Veronica, e pertanto, più che di attraversamento, si trattava di prepararsi a a fare un piccolo salto. Ma l’oscurità può aver giocato nel dare l’idea che i prati (quello vero e quello immaginario) fossero addirittura allo stesso livello, come mi ha fatto capire Lei. Del particolare agghiacciante della transenna non ricordavo.
    Sono entrata nel sito da Lei fatto a nome di Veronica, molto bello e appassionante per le ricostruzioni. Fra le quali una rassegna stampa completa. Ci ho visto anche il mio articolo del 23 luglio 2008, all’indomani della seconda tragedia, non molto diverso da questo, che sono riuscita a pubblicare suun sito più visibile solo nove mesi dopo.
    Brevemente le voglio dire della mia cocciutaggine e degli ostacoli che si incontrano a parlare di “certe cose”. Da come si capisce nell’introduzione e nel corso dell’articolo, sono stata realmente appassionata del Belvedere, luogo dove, costretta a stare nell’estate 2006 a Firenze, trascorsi un agosto magico. Pochi giorni dopo,la prima disgrazia, quella di Luca. E commenti che sentivo, del tipo “Per forza è caduto, non era fiorentino.” Poichè stavo facendo praticantato per giornalismo, cominciai a pensare che era il caso di scrivere sull’argomento, perché c’era un sentire diffuso che non capiva il pericolo. Ma è solo dopo la seconda disgrazia che ho fatto numerosi tentativi (sono freelance, non legata ad un giornale) di far pubblicare il mio pezzo sui pericoli del Forte. Chi per una ragione, chi per l’altra, nessuno me lo voleva pubblicare. E io friggevo perché le indagini, come riportato da qualche giornale, vertevano sul livello di illuminazione e,anche,sulle chiavi del bagno degli handicappati. Segno evidente che il piano di sicurezza fra Comune e Cooperativa Archeologia verteva su questioni marginali come queste. Per inciso una cosa da richiedere sarebbe proprio la pubblicazione del piano, per vederci un attimo più chiaro. Io perseguivo con tenacia il mio scopo di far capire che i pericoli erano altri. Ho perfino cercato di parlare con il pm Concetta Gintoli. Mi hanno dirottato alla Polizia, che era pochissimo interessata ai pareri di un cittadino. C’è un sito (http://www.emisferitv.it) di cui curo la sezione delle News, ma anche lì sono stata gentilmente invitata dal direttore a non interessarmi di problemi spinosi per la pubblica amministrazione. Sia ben chiaro che io non sono, cara signora, alla ricerca dei colpevoli come Lei ha invece il diritto di fare. Ma volevo utilizzare i giornali per contribuire alla informazione ed evitare altri incidenti. Pensavo che il giornalista servisse anche a questo. E invece l’estate scorsa,proprio su questa vicenda, ho dovuto constatare che conta lo scoop, non così tanto seguire fino a conclusione una vicenda. Per fortuna esistono giornali come l’Altra città che sono collegati con gli interessi dei cittadini. Ed è stato possibile riproporre il problema. Ho intenzione di seguirlo fino a conclusione, fosse anche portata avanti tanto a lungo da estenuare i più agguerriti.
    Cara signora, le invio con affetto la certezza che mi anima, che esiste un bel numero di persone che pensano un po’ più in generale del loro piccolo interesse, ben sapendo che ci si sente tutti meglio e in armonia sociale se ogni persona è trattata col dovuto rispetto.

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  7. Luca

    aspettiamo tutti le indagini della Procura, sperando vivamente (invano?) che la politica non ne intralci gli esiti.

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