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venerdì 12 marzo 2010 e inserito in Legalità, Urbanistica.
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Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato da Gia.Fi Costruzioni Spa, mandatoria in associazione temporanea di imprese con Sarico Costruzioni Generali, e ha annullato l’assegnazione dell’appalto per la realizzazione del nuovo Parco della Musica e della cultura di Firenze. Lo riferiscono fonti giudiziarie.
Il bando annullato rientra nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta corruzione nell’assegnazione di appalti per le “Grandi Opere”, nella quale è indagato anche il sottosegretario e capo della Protezione civile Guido Bertolaso.
Il Tar, che ha accolto il ricorso presentato contro la Presidenza del consiglio dei ministri, la struttura di missione per le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia e le società Sac e Igit, ha annullato anche tutti gli atti conseguenti e condannato la presidenza del consiglio dei ministri e la struttura di missione al risarcimento del danno in favore della ricorrente, oltre alle spese di giudizio – cui è stata condannata anche la società Sac – per complessivi 10.000 euro.
La Camera di Consiglio, fanno sapere le fonti, si è tenuta lo scorso 10 marzo. Nella stessa giornata sono stati discussi i ricorsi al Tar del Lazio relativi all’arsenale della Maddalena: entrambi i ricorsi, riferiscono le fonti, sono stati giudicati inammissibili.
Fonte Reuters
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Parco della musica, troppa fretta da parte di Martini e Renzi
«Tanto tuonò che piovve!» Così Ornella De Zordo commenta l’ultima notizia giunta come un fulmine a scombinare le grandi opere di Firenze. Come riportano le agenzie, il TAR del Lazio ha annullato l’assegnazione dell’appalto per la realizzazione del Parco della Musica e tutti gli atti conseguenti.
«Non sappiamo ancora le motivazioni della sentenza, né cosa questa comporterà sul piano pratico. Ma è la conferma – se mai ce ne fosse stato bisogno – che si tratta dell’ennesimo appalto poco trasparente. Avevamo considerato un atteggiamento imprudente, a inchiesta in corso, la baldanza del presidente Martini e del Sindaco Renzi, rapidi ad impegnare denaro e firmare protocolli per un progetto su cui esistevano molti dubbi per i criteri di scelta e per i costi triplicati. Considerati il malcostume e la faciloneria che sembrano regnare sui grandi appalti pubblici, servirebbero cautela e rigore estremi nel valutare anche atti già definiti, tanto più se oggetto di inchiesta. Non ci fa piacere adesso constatare di avere avuto ragione».