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  • Da Capannori un grazie a Don Santoro

    Postato mercoledì 28 ottobre 2009 e inserito in Diritti, Genere, Piagge. Puoi seguire i commenti a questo articolo attraverso i feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o fare un trackback dal tuo sito. Stampa questo articolo solo se necessario

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    Vogliamo dire grazie a Don Alessandro Santoro perché in ogni persona sa vedere il suo simile.
    Lo fa da prete operaio vivendo nella comunità delle Piagge che, con lui, ha smesso di sentirsi quartiere minore per “riappropriarsi della possibilità di costruire la propria realtà”.
    Con Don Alessandro la comunità ha aperto un suo centro sociale che si trasforma in chiesa per le celebrazioni, si è dotata di una scuola in cui si sperimenta percorsi di autoformazione popolare, ha costituito cooperative per darsi opportunità di lavoro, ha istituito un Fondo etico sociale per garantire il microcredito di prossimità, ha recuperato terreni abbandonati sviluppando progetti di agricoltura e di allevamento naturali, si è dotata di un suo giornale, aperto a chiunque voglia sperimentare un modo diverso di scegliere e trattare le notizie.
    Se attribuissimo a Don Alessandro i meriti della rinascita delle Piagge, ci direbbe che sbagliamo perché non è andato lì ad insegnare né si è posto come guida.
    Lui però ha avuto il merito di voler vivere nella comunità come ci vivono gli altri, esserne parte “stando nel centro”.
    Si può guardare alle scelte di Don Alessandro da laici o da credenti. In un caso portano il nome di giustizia, uguaglianza, partecipazione, propri di una democrazia con la maiuscola. Nell’altro caso sono espressione autentica della Chiesa di Cristo che è Chiesa degli ultimi.
    In entrambi i casi sono testimonianza diretta dell’impegno per il bene comune.
    L´arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori ha “sollevato Don Santoro dalla cura pastorale della comunità delle Piagge” per aver celebrato il matrimonio religioso di Fortunato e Sandra, già sposati civilmente da 26 anni.
    Sandra infatti è nata uomo e, anche se è stata riconosciuta donna dalla Stato italiano oltre 30 anni fa, l’Arcidiocesi considera il suo matrimonio «simulazione di sacramento e [ ] atto di particolare gravità [ ] privo di
    ogni valore ed efficacia, in quanto mancante degli elementi costitutivi del matrimonio religioso:[ ] l’eterosessualità».
    Chiediamo all’Arcidiocesi di Firenze quale possa essere l’autorità competente ad accertare che Sandra è donna se neppure la legge italiana è sufficiente né Sandra stessa né tutta la comunità con la quale vive da decenni.
    E quale messaggio del Vangelo ci legittima a farla vivere scissa, donna per lo Stato, uomo per la Chiesa?
    Dopo anni di discriminazioni e di lotte per vedersi riconosciuta l’appartenenza di genere, noi crediamo che Sandra abbia diritto ad esistere per intero – uguale tra uguali – e facciamo appello a tutti coloro che operano  nella Chiesa affinché venga riconosciuta la legittimità di questo matrimonio e sia consentito a Don Santoro di continuare la sua attività nella Comunità delle Piagge.
    Non c’è infatti alcuna provocazione nel suo comportamento né ricerca di clamore ma semplicemente fedeltà a quei principi, cristiani in quanto umani, che non contemplano ipocrisie.
    A presto Don Santoro, pastore che sa avere “pecore che non sono di questo gregge”.
    Tu in rispettoso silenzio, noi a gran voce, “decidiamo di vivere insieme un atto politico, non solo simbolico, per costruire occasioni di cambiamento reale”.

    Osservatorio per la Pace e dal Forum Giovani del Comune di Capannori

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    SCRIVENDO A pace@comune.capannori.lu.it
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