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  • I bambini ci guardano

    Postato martedì 16 dicembre 2003 e inserito in Urbanistica. Puoi seguire i commenti a questo articolo attraverso i feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o fare un trackback dal tuo sito. Stampa questo articolo solo se necessario

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    Tanti uomini in divisa, la mamma che piange, la roba ammassata per terra, la veranda demolita, il pulmino della scuola che va via senza di te…
    Zona di guerra? No, è solo il Masini. È solo l’ultimo atto di una politica che definiamo schizofrenica, in attesa che qualcuno si degni di spiegarcene il senso.

    Giovedì 13 novembre: giorno di lavoro per Tiziana Chiappelli, che lavora da anni come educatrice nei laboratori di alfabetizzazione per minori stranieri. Ma quel mattino a scuola di bambini rom ne arrivano solo due, e uno di questi subito scoppia in lacrime “Resterò io da solo, li manderanno via tutti!”. A fatica Tiziana riesce a farsi raccontare l’accaduto, l’arrivo della polizia e degli operai venuti a “buttar giù tutto”. Decide di verificare di persona e si reca subito al campo. Al Masini in effetti c’è tanta polizia, con gli scudi i caschi e i manganelli, poi ci sono i vigili, gli operai, la gru… ma dove sono le autorità, con chi si può parlare per sapere che succede? Con nessuno. Non c’è un solo rappresentante del Comune, del Quartiere, e nessuno parla, nessuno esibisce un atto, uno straccio di foglio che spieghi qualcosa. Si sa soltanto che quelle tre roulottes lì non ci possono stare, sono abusive, quelle famiglie “non sono nelle liste” e se ne devono andare. Dove? Silenzio.

    “Con questi bambini anni fa abbiamo dovuto fare un lavoro duro.. alcuni non sapevano più neanche star seduti, perché nei rifugi non c’erano le sedie. Hanno vissuto 2 o 3 anni sotto le bombe, hanno visto la loro casa distrutta, sono scappati dai soldati e dal disprezzo della gente…”
    Che cosa si ricordano della guerra in Jugoslavia? “La fuga continua. Un’immagine tra le tante, ricordata più volte: il babbo costretto a scappare senza pantaloni. La guerra ha incrinato le loro certezze e svilito le figure di riferimento più importanti.”

    E voi come educatori come intervenite? “L’obiettivo primario è l’accoglienza. Prima ancora di insegnare l’italiano, è importante rassicurarli che sono in un ambiente amico, affezionarli alla scuola, alla città, alle regole della comunità, che vanno rispettate… questi bambini hanno il terrore delle divise: c’è voluto del tempo perché accettassero i vigili coinvolti con loro in un mini progetto di ‘educazione stradale’… adesso non lo so più, cosa pensano dei vigili!”

    Ti riferisci anche ai recenti scontri dopo la demolizione di una costruzione abusiva, sempre al Masini? “Non mi interessa ora discutere se queste azioni fossero necessarie… anche se queste ‘espansioni’, è vero che sono illegali e magari rischiose, ma anche forzate dalla mancanza di spazi… dove dovrebbero cucinare, mangiare, lavarsi, famiglie di 6-7 persone in una piccola roulotte? Ma, ripeto, ciò che è scandaloso è la modalità dell’intervento: nessun preavviso, nessuna spiegazione, i bambini costretti in pratica ad assistere a tutto questo.”

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    E poi c’è il problema del diritto allo studio. “Certo. Questo diritto a parole è garantito a tutti i minori, regolari e non. E infatti il comune paga noi educatori per garantirlo. Ma se lo stesso comune poi a questi bambini non gli dà una casa, anzi li manda via, che cosa resta di questo diritto, dove vanno tante energie e tante parole spese?”

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