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    Postato venerdì 3 ottobre 2003 e inserito in Villore. Puoi seguire i commenti a questo articolo attraverso i feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o fare un trackback dal tuo sito. Stampa questo articolo solo se necessario

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    “Educare tra pari”, questo è il concetto che sta alla base del “Progetto Snodo”. Tredici ragazzi tra i 15 e i 19 anni hanno collaborato attivamente all’organizzazione delle attività estive per i bambini di scuole elementari e medie delle Piagge. Giocolandia, con gite in piscina, al mare, gare di cucina e quant’altro, come racconta Federica, poteva allontanare i bambini dal calore estivo del quartiere. Villore, “con 10 giorni e 40 ragazzini da animare, – spiega Eugenio – è una cosa che dà soddisfazione, fa sentire utile, anche se le difficoltà a volte non mancano”. E poi c’è stato settembre, con attività giornaliere per aiutare i bambini a finire i compiti delle vacanze, a riabituarsi alla scuola. Tredici ragazzi che conoscono bene la realtà delle Piagge in cui vivono e che quindi possono essere vicini e utili ai bambini, senza essere visti come educatori, ma quasi come fratelli maggiori. “Per noi una difficoltà – ci dice Jessica che ha 16 anni – è sicuramente quella che i bambini ci danno poco ascolto, perché non sentono in noi autorità”. Eh sì, perché molti di questi “fratelli maggiori” erano fino a poco tempo fa “dall’altra parte”, come Diego, che ha solo 15 anni e si ricorda bene “come ci si sente liberi e allo stesso tempo seguiti in queste attività”. Un progetto quindi che dà responsabilità e divertimento allo stesso tempo, visto che i ragazzi si conoscono bene tra loro ormai da anni.
    Per l’inverno sono previste nuove attività pomeridiane, in parte di doposcuola e in parte più creative, a cui tutti i ragazzi hanno dato disponibilità: “Fa sentire utili, più responsabili”, dice Giuseppe, 16 anni, sorridendo. “È un’attività che ho iniziato come volontario da alcuni anni, un percorso che mi fa vedere i bambini speciali, da un lato sono pronti a mettersi le mani addosso, ma dall’altra riescono a dire ‘ti voglio bene’, ed è bellissimo” conclude Jacopo.

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