20 sigarette a Nassirya sbarca a Venezia

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di Carolina Mancini per l’Altracittà

“20 Sigarette a Nassirya”: a quasi due mesi dal settimo anniversario dalla strage, il film di Aureliano Amadei arriva alla Mostra del Cinema di Venezia. E’ in concorso in Controcampo Italiano e sarà presentato oggi per poi approdare nelle sale subito dopo, l’8 settembre, distribuito dall’Istituto Luce.

Il giovane regista romano dirige la storia autobiografica che ci aveva già raccontato nell’omonimo libro, scritto a quattro mani con Francesco Trento all’indomani del ritorno dall’Iraq, dove si era recato per fare da assistente alla regia al documentario di Stefano Rolla sulla missione umanitaria italiana. E dove era riuscito a fumare solo le “ 20 sigarette” del titolo, anzi 19*, prima che la strage uccidesse 19 italiani, fra cui Rolla stesso, e 9 iracheni, rendendolo l’unico superstite fra i civili. Nel corso dei sopralluoghi per le riprese, la troupe si era ritrovata alla caserma Maestrale di Nassirya il giorno dell’attentato quasi per caso: si erano persi e avevano bisogno di informazioni.

Guarda il trailer 20 sigarette su Cinetrailer.it

Francesco Trento e Aureliano Amadei sono amici da quando avevano 16 anni: “Ho rincontrato Aureliano ad una festa, dopo la strage – racconta Trento.- Ballava come un matto, con le stampelle, io non avevo idea di cosa gli fosse capitato. E’ da lì che abbiamo deciso di scrivere questa storia assieme.” Parola d’ordine: antiretorica, che è stato anche il principio che ha guidato i due (assieme a Gianni Romoli e a Wolfango De Biasi) nella stesura della sceneggiatura: “L’omaggio migliore che su può fare ai soldati e agli iracheni caduti è quello di ritrarli nella loro umanità, evitando di ammantarli di eroismo falso e retorico.”

Ed è proprio sul lato umano che Aureliano, anarchico e pacifista convinto (“Si era finto gay per non fare il militare!” ride Trento), si era ricreduto: “Lui era contro la missione di pace, ma si è accorto che questi militari che ha incontrato ci credevano davvero, almeno all’inizio, ed erano arrivati in Iraq in buona fede: questo ci interessava rappresentare.”

Il primo a scommettere sulle potenzialità cinematografiche della storia è stato Claudio Bonivento, che ha acquisito i diritti del libro, uscito con Einaudi nel 2005. Per anni il progetto è rimasto tale, finché Bonivento non è riuscito a coinvolgere la R&C Produzioni di Tilde Corsi e Gianni Romoli, e a realizzare il film, che ha per protagonista Vinicio Marchioni. Grazie al traino della promozione veneziana, Einaudi ha ristampato il libro (pubblicato per la prima volta nel 2005) e ci auguriamo che le due storie adesso si spingano a vicenda e arrivino lontano.

*La ventesima sigaretta, Aureliano se l’è fumata in ospedale.

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Una sigaretta, in realtà, non è altro che un pretesto. Voglio dire: questa famosa, agognata sigaretta dopo tre giorni di astinenza forzata in ospedale, non ha un sapore particolare. Nessuna sigaretta, in realtà, ha un sapore particolare. Si fuma per prendersi una pausa. Per darsi la scusa di stare cinque minuti a fare un cazzo, svuotare il cervello dai pensieri inutili o dal lavoro appena svolto. Prendersi un attimo per stare con qualcuno. Prolungare una chiacchierata. Sotto questa luna meravigliosa, col vento del deserto che mi accarezza le ferite e la morfina che rende tutto più mistico, la sigaretta che fumo con Joanna o Margie o Kate o comunque si chiami questa ragazzona dell’Oregon, questa sigaretta non è diversa dalle altre. E come tutte le altre, se ci ragioni fino in fondo, non ha un sapore granché gradevole. Questa sigaretta, se vogliamo dircela tutta, ha un sapore che fa schifo. Eppure non riesci a non fartene venire voglia. Dicono che sia per la nicotina. Almeno per me, non è questo. Io sono drogato di pause. Drogato di pretesti. Fumo sigarette, e non riesco a smettere, perché non riesco a smettere di desiderare cinque minuti in cui non pensare al resto.
estratto dal libro “Venti Sigarette a Nassirya”.

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