Dal divano alla poltrona, la rapida ascesa della nuova presidente del consiglio comunale

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Caterina Biti

Ilaria Vicini da strimpellatura di chitarra… e qualsiasi cosa sia richiesta! Sono in cerca di occupazione e il tempo libero lo passo tra la musica, i miei animali, qualche libro… e l’ozio sul divano!”
Scriveva così, quattro anni fa Caterina Biti sul sito della Diocesi di Firenze, sezione Equipe Pastorale Giovanile.
Fortunatamente, due anni dopo, un lavoro l’ha trovato: consigliera comunale a Firenze eletta nella lista “Facce Nuove” che appoggiava Matteo Renzi Sindaco.
E ha fatto carriera velocemente: tra poco diventerà Presidente del Consiglio Comunale, seconda carica dell’amministrazione di Firenze.
Laureata in veterinaria, fervente cattolica e Papa girl, da Toronto a Colonia Caterina ha pellegrinato in tutti i luoghi della fede sempre soddisfatta. “Nonostante la stanchezza, nonostante gli immancabili problemi, il Signore anche a questa GMG mi ha fatto la grazia, facendomi vivere una splendida esperienza”(Biti Caterina dopo la Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia).
Ai meno soddisfatti che le fanno notare d’essere stata imposta su quello scranno direttamente dal suo sponsor Matteo Renzi, Biti replica con argomentazioni granitiche ed alla moda: “non sono comunque una che fa girare la patonza”.
Del resto il sindaco Renzi, il supergiovane che si smarca dai metodi clientelari della vecchia partitocrazia ad ogni comparsata tv, è la stesso che è stato appena condannato (sentenza i primi di agosto) dalla Corte dei Conti a restituire all’erario circa 50 mila euro, contro gli 800 mila richiesti dalla procura.
Accusa? Le assunzioni “illegittime e illecite” di componenti della sua segreteria quando era Presidente della Provincia; impiegati «con professionalità inesistenti o comunque insufficienti» che «oggettivamente» non potevano «apportare una sorta di valore aggiunto all’ente». Sempre in sentenza, scrivono i giudici contabili che è stata grave responsabilità dei dirigenti della Provincia «aver consentito, malgrado l’evidente irrazionalità, che venisse retribuito con il trattamento normalmente previsto per il personale laureato personale non solo privo di laurea ma anche sfornito di un valido percorso sostitutivo».
Però erano tutti giovani… diamine!

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